La Parigi di Simenon e Maigret, del Cinema, dei Bistrot, delle Canzoni, della Malavita.
Questo repost proviene da CLUB ANDARE IN GIRO.
Dall'ottimo blog Andare in Giro ecco una notizia di sicuro interesse per il pubblico italiano appassionato d'arte ed innamorato dell'Impressionismo francese.
/image%2F1108499%2F20260114%2Fob_ba30e3_monet-10.jpg)
L'ISTANTE E LA LUCE. L'IMPRESSIONISMO FRANCESE IN MOSTRA A PARMA
A Palazzo Tarasconi , nel cuore di Parma , l’Impressionismo francese torna protagonista con una mostra di ampio respiro che segna una data simbolica. Dal 14 febbraio al 31 maggio 2026, le sale dello storico edificio ospiteranno Impressionisti: 100 anni di riflessi. Gli Impressionisti da Monet a Bonnard , un’esposizione pensata per celebrare il centenario della scomparsa di Claude Monet . Prodo
Presentando sul nostro blog questo post di Angelo Marcotti, cogliamo l'occasione per suggerire agli appassionati un ottimo libro in grado di offrire il punto di vista, assolutamente originale, di un poeta come Jules Laforgue, grande cultore dell'arte pittorica e scrupoloso osservatore del movimento impressionista e dei mutamenti artistici del primo Novecento.
Il Laforgue che il lettore di questo libro ha tra le mani non è il poeta e il drammaturgo figura apicale d'un certo simbolismo francese, non l'autore amato da T.S. Eliot, e neppure colui che in Italia ebbe nei crepuscolari e in Montale dei convinti ammiratori e in Carmelo Bene il meno prevedibile degli interpreti.
È invece il giovane appassionato di arte moderna, e in particolar modo di pittura impressionista; è l'osservatore acuto di alcune importanti esposizioni tra Parigi e la Germania; è il poeta-critico-teorico (non aveva ancora deciso cosa fare, da grande) gravato di gran studio che prova a mettere a punto un'estetica per i tempi nuovi; è il flâneur che si muove tra gallerie e musei, emulo baudelairiano, e riempie i suoi taccuini d'appunti e osservazioni; soprattutto, è il Laforgue che venne rilanciato non senza clamore all'alba del Novecento, grazie all'edizione controversa ma utilissima dei Mélanges posthumes, il terzo volume delle opere complete edite dal «Mercure de France» nel 1903.
È insomma il Laforgue letto da Ardengo Soffici, da Vittorio Pica, da Roberto Longhi, da quei pochi cioè che nell'Italia di quegli anni erano desiderosi di capire qualcosa di più, e qualcosa di meglio, nel merito della prodigiosa efflorescenza della pittura francese.