La Parigi di Simenon e Maigret, del Cinema, dei Bistrot, delle Canzoni, della Malavita.

L'ISTANTE E LA LUCE. L'IMPRESSIONISMO FRANCESE IN MOSTRA A PARMA

Questo repost proviene da CLUB ANDARE IN GIRO.

L'Impressionismo Francese ancora Protagonista in una Mostra a Parma

Dall'ottimo blog Andare in Giro ecco una notizia di sicuro interesse per il pubblico italiano appassionato d'arte ed innamorato dell'Impressionismo francese.

L'impressionismo e altri scritti sull'arte

Presentando sul nostro blog questo post di Angelo Marcotti, cogliamo l'occasione per suggerire agli appassionati un ottimo libro in grado di offrire il punto di vista, assolutamente originale, di un poeta come Jules Laforgue, grande cultore dell'arte pittorica e scrupoloso osservatore del movimento impressionista e dei mutamenti artistici del primo Novecento.

L'impressionismo e altri scritti sull'arte

Un'immagine di Jules Laforgue nel 1885

Un'immagine di Jules Laforgue nel 1885

Presentazione al testo di Jules Laforgue

Il Laforgue che il lettore di questo libro ha tra le mani non è il poeta e il drammaturgo figura apicale d'un certo simbolismo francese, non l'autore amato da T.S. Eliot, e neppure colui che in Italia ebbe nei crepuscolari e in Montale dei convinti ammiratori e in Carmelo Bene il meno prevedibile degli interpreti.

È invece il giovane appassionato di arte moderna, e in particolar modo di pittura impressionista; è l'osservatore acuto di alcune importanti esposizioni tra Parigi e la Germania; è il poeta-critico-teorico (non aveva ancora deciso cosa fare, da grande) gravato di gran studio che prova a mettere a punto un'estetica per i tempi nuovi; è il flâneur che si muove tra gallerie e musei, emulo baudelairiano, e riempie i suoi taccuini d'appunti e osservazioni; soprattutto, è il Laforgue che venne rilanciato non senza clamore all'alba del Novecento, grazie all'edizione controversa ma utilissima dei Mélanges posthumes, il terzo volume delle opere complete edite dal «Mercure de France» nel 1903.

È insomma il Laforgue letto da Ardengo Soffici, da Vittorio Pica, da Roberto Longhi, da quei pochi cioè che nell'Italia di quegli anni erano desiderosi di capire qualcosa di più, e qualcosa di meglio, nel merito della prodigiosa efflorescenza della pittura francese.
 

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