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Bénédictine è un liquore digestivo, prodotto a Fécamp in Normandia.
La società di produzione, oggi, appartiene al gruppo Bacardi-Martini France.
Le origini del liquore d'erbe Bénédictine sono però molto antiche ed anche un poco misteriose.
Secondo la leggenda della casa, un monaco veneziano, Dom Bernardo Vincelli, sviluppò un elisir di salute presso l'abbazia Benedettina di Fécamp nel 1510.
Alchimista ed erborista, avrebbe distillato alcune delle piante medicinali che trovò in abbondanza sull'altopiano di Cauchois. La bevanda, pare, sia stata molto apprezzata: niente meno che dal Re di Francia Francesco I.
Sembra, però, che non esistano concrete prove storiche dell'esistenza di un monaco, di nome Bernardo Vincelli a Fécamp in quell'epoca, né del fatto che Francesco I godesse di un elisir prodotto in quell'abbazia.
Niente di male, in ogni caso, voler dar credito a questa narrazione.
Nel corso degli anni l'antica ricetta originale andò perduta, ma, quando ormai nessuno più lo credeva possibile, venne ritrovata, nel 1863, dal commerciante di vini Alexandre Le Grand.
Vuole la narrazione ufficiale, ma anche qui, come in precedenza, si sconfina nella leggenda, che a seguito della diaspora benedettina durante la Rivoluzione francese, il manoscritto contenente la ricetta della Bénédictine, sia andato perduto e, finito nelle mani di un qualche antiquario, alla fine venne acquistato da un non meglio identificato notabile di Fécamp, forse procuratore contabile della stessa abazia, nel 1791.
Costui non era in grado leggere il contenuto della pergamena, redatta in latino, ma conservò con amore il documento nella propria biblioteca.
Nel 1863, Alexandre-Prosper-Hubert Le Grand, detto semplicemente, Alexandre Le Grand, discendente del vecchio contabile collezionista, ritrovò l'antica pergamena.
Forse il Le Grand conosceva il latino meglio del suo avo o, forse, incuriosito si rivolse ad un amico farmacista che si occupò di tradurre il testo.
Ottenuta la traduzioen, il nuovo proprietario della ricetta, decise di realizzarla in proprio, ancora con l'aiuto del sunnominato farmacista.
Anche perché il farmacista in questione, grazie ad una sorella di sua madre, possedeva alcuni antichi libri di erboristeria provenienti anch'essi dall'abazia di Fécamp.
I due novelli alchimisti, si impegnarono a realizzare l'antica ricetta ritrovata ed avrebbero, ragionevolmente, potuto morire avvelenati, ma così non fu. I loro tentativi ebbero successo e, Alexandre Le Grand, decise di produrre su più larga scala il nuovo elisir di salute ottenuto grazie a tanto impegno e pericolo. Lo chiamò Bénédictine in omaggio agli antichi monaci.
Alexandre Prosper Hubert Le Grand (originariamente chiamato Alexandre Legrand, nato il 6 giugno 1830 a Fécamp e morto il 20 maggio 1898 a Neuilly-sur-Seine) è stato un commerciante di vini e industriale normanno del XIX secolo che inventò il liquore Bénédictine nel 1863, utilizzando una miscela di piante locali e spezie esotiche.
Era figlio di un capitano di Marina e dal padre ereditò il gusto di collezionare oggetti preziosi. Proprio questa sua passione lo condusse all'acquisto dell'antico codice in cui, poi, ritroverà la ricetta del liquore destinato a fare la sua fortuna.
Alexandre Le Grand fu anche consigliere comunale di Fécamp e consigliere generale. Capitano dei Vigili del fuoco venne nominato, nel 1871, Cavaliere della Legion d'Onore per le sue azioni contro gli incendi a Parigi durante la Comune. In seguito, il Papa, lo nominò Commendatore dell'Ordine di San Gregorio Magno.
Ebbe due mogli. La prima, Léonie Coüillard, divenne sua moglie il 20 settembre del 1852. La donna visse solo 38 anni, la maggior parte dei quali trascorsi a sfornare i sedici figli della coppia. L'ultimo parto, 28 gennaio 1873, le sarà fatale. Morirà meno di due settimane dopo, il 7 febbraio di quell'anno.
Il 30 Aprile del 1874, Alexandre, convola nuovamente a giuste nozze. La prescelta è Marie-Louise Dubosc. Il prodotto di questa seconda unione si limita a soli quattro figli. Una femmina e tre maschi. Marie-Louise sopravvive al marito e si spegne nel 1928.
Con pazienza, Alexandre-Prosper Le Grand decifrò le preziose formule medicinali, in cui la mirra si combinava con il ginepro e lo zafferano con la scorza di limone.
L'industriale perfezionò il suo liquore e creò una bottiglia speciale per la sua commercializzazione. Pioniere, giocò una nuova carta: la pubblicità.
Commissionò ad artisti di fama la progettazione di manifesti pubblicitari e li appese in tutta la Francia e all'estero. Fra questi artisti spiccano i nomi di: Alphonse Mucha, Sem, Lucien Lopes Silva e Louise Abbéma, che nel 1899 realizzò un pannello decorativo intitolato "La Fama di Bénédictine", un olio su tela di grandissimo formato esposto alla Société des Artistes Français nel 1899 e successivamente all'Esposizione Universale del 1900.
Nel portare a compimento il suo progetto, Alexandre Le Grand, non badò certo a spese. Del resto era noto al mondo come "Le Grand" e non intendeva certo smentire se stesso proprio in quell'importante occasione.
Fece progettare dall'architetto Camille Albert, un edificio che assomigliava molto più ad un palazzo che ad una fabbrica. Quasi una vera reggia, in uno stile fra il neogotico e il neorinascimentale, realizzata dal costruttore Ernest Baron.
Alexandre impose al palazzo il nome di Palais Bénédictine ed avviò la produzione industriale del nuovo liquore.
Il Palais Bénédictine, l'edificio voluto Alexandre-Prosper il Grande, che era un grande appassionato d'arte, doveva essere un mix di stravaganza e tradizione: uno spazio ibrido che mescolasse arte ed industria. Una sorta di “Versailles industriale” che, in più, ancorasse il suo liquore alla tradizione monastica locale.
Il palazzo fu progettato dall'architetto Camille Albert, un architetto originario delle Hautes-Alpes, che seppe cogliere e interpretare molto bene, sia i desideri di Alexandre Le Grand che la tradizione architettonica locale.
I lavori in ferro e le coperture furono affidati a un altro artista d'alta montagna, Ferdinand Marrou (1836-1917), che aveva appena completato i crinali del tribunale di Rouen e i quattro pinnacoli della cattedrale della città.
I lavori iniziarono nel 1882 e il Palais Bénédictine fu inaugurato nel 1888. Ma, devastato da un incendio, il 12 gennaio 1892, fu poi ricostruito nella sua forma attuale, che pur mantenendo sostanzialmente lo stile eclettico originale, mescola aspetti Art Nouveau emergenti in quegli anni di fine secolo.
Il secondo edificio fu inaugurato nel 1900 dai figli di Alexandre Le Grand, morto durante la sua costruzione. Il suo aspetto da castello rinascimentale, con la sua facciata finemente lavorata, dominata da guglie e campanili degni delle fiabe di Perrault, accrebbe ulteriormente il prestigio del liquore.
Questo palazzo esiste ancora e ospita, oltre alle attrezzature della distilleria, le operazioni di distillazione effettuate regolarmente due volte al mese e un museo dedicato al prezioso liquore normanno.
L'imbottigliamento del prodotto, invece, avviene nel sud della Francia, in uno stabilimento del gruppo Bacardi.
Il successo immediato di Bénédictine, la cui produzione raggiunse quasi 150.000 bottiglie all'anno a partire dal 1873, costrinse il suo creatore a lottare contro la contraffazione del suo prodotto.
Durante i primi anni di commercializzazione furono ben 130 le cause legali intentate da Alexandre Le Grand a difesa del suo prodotto originale, e centinaia risultarono le imitazioni identificate.
Il marchio Bénédictine viene finalmente registrato nel 1875.
Nel 1969 l'azienda acquistò la GET Frères, producendo il liquore Pippermint Get, che ribattezzò Get 277.
Nel 1986, il gruppo Martini & Rossi prende il controllo di Bénédictine-Get8, gruppo a sua volta acquistato dalla famiglia Bacardí nel 1992.
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