L’Assenzio di Edgar Degas: lo scandalo e la solitudine nei caffè di Parigi

Pubblicato il 18 Maggio 2026

L’Assenzio di Edgar Degas: lo scandalo e la solitudine nei caffè di Parigi

Parigi, fine Ottocento. Se si potesse racchiudere l’anima complessa, affascinante e a tratti malinconica della Belle Époque in un’unica immagine, quella sarebbe senza dubbio la tela di un quadro. Non una scena di festa nei saloni illuminati, ma l'angolo silenzioso di un locale dove si consuma un rito lento e amaro.

Parliamo de L’Assenzio di Edgar Degas (Dans un café), uno dei capolavori più celebri e discussi dell'Impressionismo, capace di scuotere la critica dell'epoca e di ridefinire il modo in cui l'arte racconta la vulnerabilità umana.

Ecco la storia, i segreti e lo scandalo dietro il dipinto che ha immortalato per sempre il lato d'ombra della Ville Lumière.
 

Il Café de la Nouvelle Athènes: il palcoscenico dei bohémien

Per capire l'atmosfera del quadro, dobbiamo spostarci idealmente a Place Pigalle, nel cuore di Montmartre. È qui che si trovava il Café de la Nouvelle Athènes, il locale che negli anni Settanta dell'Ottocento divenne il quartier generale degli impressionisti, subentrando allo storico Café Guerbois.

Mentre Edouard Manet o Marcelin Desboutin discutevano di luce e colore ai tavoli, Edgar Degas osservava. Non era interessato ai paesaggi en plein air come Monet; la sua ossessione erano i dettagli della vita moderna, i gesti catturati dal vivo, le geometrie degli interni parigini.

Ed è proprio tra i tavoli di marmo della Nouvelle Athènes che Degas decide di ambientare la sua opera, tagliando l'inquadratura in modo quasi fotografico, come se stesse spiando i protagonisti da dietro un vetro.
 

Chi sono i personaggi de "L'Assenzio" di Degas?

A dispetto dell'apparente realismo crudo della scena, il dipinto non ritrae due veri alcolizzati colti alla sprovvista. Al contrario, si tratta di una messa in scena accuratissima per la quale Degas scelse due modelli d'eccezione, entrambi suoi amici intimi:

  • Ellen Andrée: Una celebre attrice teatrale e modella, che prestò il volto anche a opere di Manet e Renoir. Nel quadro appare con lo sguardo perso nel vuoto, le spalle cadenti e l'aria tristemente rassegnata.
  • Marcellin Desboutin: Un noto pittore e incisore bohémien dell'epoca. Degas lo ritrae fedelmente con la sua pipa in bocca, lo sguardo torvo rivolto verso l'esterno del quadro, apparentemente indifferente alla donna seduta accanto a lui.

La maestria di Degas sta nell'averli dipinti vicini, quasi a contatto, ma separati da un muro invisibile di totale incomunicabilità. Sono due solitudini parallele che non si incontrano.
 

La Fata Verde nel calice: simbolismo e composizione

Davanti a Ellen Andrée sul tavolo di marmo spicca il vero co-protagonista dell'opera: un calice riempito di un liquido verde pallido. È l'assenzio, la "Fata Verde" che stava conquistando e distruggendo la Parigi ottocentesca. Accanto al bicchiere, si nota la caraffa d'acqua usata per diluire il distillato secondo il rituale del tempo.

Degas utilizza una prospettiva audace e asimmetrica, fortemente influenzata dalle stampe giapponesi molto in voga nella Parigi di fine secolo. I tavoli di marmo in primo piano sembrano quasi fluttuare, creando una linea diagonale che trascina lo sguardo dello spettatore direttamente verso i volti dei due protagonisti, rendendoci complici della loro intimità violata.
 

Lo scandalo a Parigi e il rifiuto di Londra

Quando l’opera fu esposta per la prima volta nel 1876 alla seconda mostra degli impressionisti, l'accoglienza fu fredda, ma il vero terremoto avvenne nel 1893, quando il quadro fu esposto a Londra.

Il pubblico e la critica vittoriana rimasero inorriditi. Il dipinto venne giudicato "moralmente degradato", un'esaltazione della piaga dell'alcolismo e della volgarità. La reazione fu così violenta che i due modelli subirono persino un danno di reputazione: Ellen Andrée fu costretta a difendersi pubblicamente, ribadendo di non essere affatto una prostituta o un'alcolizzata, ma solo un'attrice che stava interpretando un ruolo per un amico geniale.

In realtà, Degas non voleva lanciare un messaggio morale né denunciare una piaga sociale. Il suo intento era puramente artistico: catturare la verità psicologica della Parigi moderna, fatta di grandi affollamenti nei caffè ma anche di profonde, silenziose solitudini.

Un'icona senza tempo

Oggi L'Assenzio trova la sua collocazione ideale nelle sale del Museo d'Orsay a Parigi, dove continua a ipnotizzare i visitatori di tutto il mondo. Resta il ritratto più potente e malinconico di un'epoca che, dietro le luci dei teatri e il lusso dei boulevard, nascondeva un disperato bisogno di evasione, spesso cercato sul fondo di un calice verde.

Un'ottima lezione di Raffaella Arpiani dedicata all'Assnzio di Degas.

Curiosità: Ma cos'era esattamente la misteriosa bevanda che riempie il calice nel quadro di Degas? Se vuoi scoprire la storia, i segreti e la leggenda della "Fata Verde" che stregò poeti e pittori nella Parigi della Belle Époque, non perderti il nostro approfondimento dedicato alla storia dell'assenzio.

Per Approfondire il Tema dell'Assenzio nell'Arte

L'immagine di copertina scelta per questo post appartiene ad un Blog di Architettura, dove è possibile leggere un'ottima analisi tecnica del dipinto di Degas.

Degas è l'artista che meglio di ogni altro ha saputo cogliere il dramma umano dietro l'apparenza esaltante del mito. Non è stato, però, l'unico a dedicare un quadro all'assenzio. Altri pittori, noti e meno noti, sono stati in qualche modo "stregati" dalla Fata verde. Qui di seguito alcuni esempi:

E, naturalmente, molti altri ancora.

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I libri che ti consiglio:

Una cronologia dettagliata, riassuntiva della vita e dell'opera dell'artista:

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Un testo inglese per i più esigenti.

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Scritto da Fulvio Nolli

Con tag #Arte, Pittura, Fotografia, #Belle Époque

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