La Parigi di Simenon e Maigret, del Cinema, dei Bistrot, delle Canzoni, della Malavita.
Nella vibrante scena artistica di Parigi alla fine del XIX secolo, un'ombra verde aleggia nei caffè e negli studi degli artisti: l'assenzio.
Questa bevanda, con il suo elevato contenuto di alcol e la sua misteriosa storia, ha catturato l'immaginazione di molti pittori, scrittori e poeti dell'epoca, diventando un'icona di bohémien e creatività.
L'Assenzio, in francese Absinthe, è un distillato di cui si narravano effetti molto particolari. Non si trattava della semplice euforia che un qualunque liquore può provocare dopo un paio di bicchierini.
La Fata Verde, come è anche chiamato l'assenzio, per gli artisti di fine '800, sembrava possedere caratteristiche tutte particolari ed esclusive, tali da distinguerlo da qualsiasi altro liquore di ogni tempo.
L'assenzio, con il suo caratteristico sapore amaro e l'effetto allucinogeno che gli si attribuiva, ha esercitato un fascino irresistibile sugli artisti che cercavano ispirazione e liberazione dalle restrizioni della società convenzionale. Le sue proprietà psicoattive, dovute principalmente al contenuto di tujone, erano considerate inebrianti e capaci di innescare visioni artistiche e stimolare la creatività.
Così, il poeta Oscar Wilde, ha definito l'Assenzio in alcuni suoi versi:
Dopo il primo bicchiere, vedi le cose come desideri.
Dopo il secondo, vedi le cose come non lo sono.
Infine, vedi le cose come sono realmente,
che è la cosa più orribile al mondo.
Questa definizione dell'assenzio, mi sembra renda piuttosto bene l'idea della leggendaria epopea dell'assenzio, quando questo liquore misterioso spopolava nella Parigi della Belle Époque.
Naturalmente le leggende sorte sugli effetti straordinariamente tossici dell'assenzio sono del tutto prive di fondamento. L'elevato tenore di alcol contenuto nel distillato è l'unico pericolo connesso all'uso di questo aperitivo.
I caffè di Montmartre e Montparnasse erano il cuore pulsante della vita artistica parigina. Qui, gli artisti si riunivano per discutere di arte, filosofia e politica, spesso accompagnati da bicchieri di assenzio.
Luoghi come il famoso Café de la Nouvelle-Athènes e il Café de la Rotonde erano conosciuti per essere frequentati da pittori come Henri de Toulouse-Lautrec, Vincent van Gogh e Pablo Picasso, tutti amanti dell'assenzio.
Sono gli anni in cui tutto ciò che giunge a Parigi è destinato a farsi leggenda!
Le bottiglie di assenzio titolano una gradazione da 68 a 72 di percentuale alcolica.
Il prezzo non è, inizialmente, troppo accessibile e, per alcuni anni, l'assenzio rimane un aperitivo tipicamente borghese. I parigini lo chiamano: la fée verte des boulevards.
Nonostante il prezzo elevato, la popolarità della bevanda cresce costantemente e nel 1870, alla vigilia della guerra franco-prussiana, l'absinthe arriva a rappresentare il 90% del consumo di aperitivi in Francia.
Dalle 17 alle 19, in anticipo di molto su quello che oggi chiamiamo happy hour, nei bistrot parigini è "l'ora verde" e l'assenzio ne è il protagonista.
Gli anni che vedono l'arrivo e la diffusione dell'assenzio a Parigi sono anche anni di grandi cambiamenti sociali e culturali.
Questo nuovo aperitivo dal colore verde, dal profumo erboso e dagli effetti sorprendenti, trova accoglienza immediata nel folto gruppo di artisti e intellettuali o aspiranti tali, che, sempre più numerosi, si riuniscono nei bistrot parigini, confermando la vocazione della città a Capitale della Cultura europea.
Vuoi che l'assenzio piace, vuoi che lo si beve attraverso un rituale complesso ed affascinante, vuoi che, grazie alla grande diffusione e ad una feroce speculazione, l'assenzio costa poco e molti di quei promettenti artisti fanno, al momento, la fame.
Ecco che l'assenzio diviene presto il simbolo stesso di quell'epoca di fermento e creatività.
L'assenzio assurge a Musa, mentore, amico infido, marchio di fabbrica, degli ultimi cinquant'anni dell'ottocento e di quei primissimi anni del '900 che furono la leggendaria Belle Époque.
Immortalato nei dipinti di Degas, Picasso, Manet, descritto in innumerevoli pagine di letteratura, la Fata verde, non può mancare, nei caffè e nei bistrot, dove ferve la vita creativa di Parigi.
La "fontana" per l'acqua gelata, il cucchiaino forato e la zolletta di zucchero: ecco gli strumenti del rito dell'Assenzio.
Oggetti che non possono mancare in locali come il Cafè de Cluny, il Nouvelle Athènes, il Cafè Guerbois, iI Cafè Riche, il Cafè de Bade e un po' ovunque, in quella meravigliosa e disperata stagione della cultura europea.
L'absinthe, noto anche come "Dans un cafè", il famosissimo quadro di Degas del 1876, è proprio ambientato in uno di questi locali: le Nouvelle Athènes.
Le Nouvelle Athènes è un bistrot della Place Pigalle dove si ritrovavano abitualmente, oltre ad Edgar Degas, artisti e scrittori del calibro di Manet, Van Gogh, Zandomeneghi, Maupassant, Huysmans, George Moore.
Così, innumerevoli saranno anche le citazioni in versi e in prosa, che tanti artisti hanno dato dell'assenzio; riferite alla magia, al mito ed al dramma di questo distillato d'erbe dalla tragica fama.
Forse l'omaggio più intenso è in questi versi che Raoul Ponchon dedica proprio alla verde bevanda nel suo "Sonnet de l’Absinthe" dalle pagine de Le Courrier Français del 24 ottobre 1886:
Assenzio, oh mio liquore attento,
Mi sembra, quando ti bevo
Bere l'anima dei giovani boschi
Durante la bella stagione verde.
Il tuo profumo fresco mi sconcerta
E nel tuo opale vedo
Cieli una volta abitati
Come una porta aperta.
Cosa importa, o strumento maledetto,
Che sei un paradiso vano,
Se favorisci il mio desiderio;
E se, prima di entrare nel porto,
Mi fai sopportare la vita
Abituandomi alla morte.
Raoul Ponchon-Sonnet de l’Absinthe.
Henri de Toulouse-Lautrec, celebre per le sue vivide rappresentazioni della vita notturna parigina, era anche noto per il suo amore per l'assenzio. Egli stesso consumatore abituale, ha immortalato l'atmosfera dei caffè e dei cabaret attraverso le sue opere intrise di verde assenzio.
Quadri come "La Buveuse d'Absinthe" e "L'Assenzio" sono esempi eloquenti della sua ossessione per questa bevanda proibita.
Non fu certo l'unico pittore ad appassionarsi alla Fata verde in quegli anni. Furono molti gli artisti che immortalarono nelle loro opere il dramma o la magia del bere assenzio.
Degas è certo il più noto fra loro.
Edgar Degas dipinse quest'opera negli anni 1875/1876, al culmine dell'epoca d'oro dell'Assenzio.
Degas pose l'accento sul consumo smodato di assenzio che caratterizzava il distillato nella Francia di fine secolo. Consumo diffuso ormai anche negli strati più deboli della popolazione, a causa del bassissimo costo che la contraffazione industriale consentiva.
La scena immortalata da Degas si svolge in un famoso bistrot dell'epoca: le Cafè de la Nouvelle-Athènes in place Pigalle.
Un luogo particolarmente frequentato da artisti e bohémien. I due personaggi raffigurati nel dipinto sono evidentemente una prostituta dall'abbigliamento pretenzioso quanto miserabile ed un barbone o un vecchio artista spiantato. Due solitudini in totale assenza di comunicazione tra loro e con l'alcol come unico punto di riferimento per sfuggire alla disperazione della realtà.
Il titolo originale del dipinto era Dans un café e con quel nome venne esposto durante la seconda mostra impressionista del 1876. Acquistato da un capitano inglese, tal Henry Hill, il dipinto giunge Brighton, in Inghilterra. Dopo la morte del capitano, nel 1892 l'opera di Degas è battuta all'asta da Christie's, e proprio in questa occasione, inizia ad essere indicata con il nome di l'Absinthe (l'assenzio).
L'estremo realismo del dipinto, con i suoi due desolanti protagonisti ed il bicchiere d'assenzio quasi in primo piano, provocò non poco scandalo all'epoca.
Era l'impietosa immagine di una desolazione sociale ed umana, in contrasto assoluto con l'ottimismo delle classi dirigenti e del bel mondo della Belle Époque.
Dopo essere passato ancora per un paio di volte nelle mani di collezionisti privati, il dipinto approdò al museo del Louvre nel 1911, per poi giungere alla sede attuale del museo d'Orsay, dove lo possiamo ammirare tutt'ora.
I personaggi non sono reali, nel senso che non si tratta di due poveri ubriachi colti in un attimo di sconforto etilico. L'artista ha costruito la scena in modo estremamente realistico, ma utilizzando per modelli due suoi amici.
Lei è Ellen Andrée, modella per molti artisti impressionisti e attrice di teatro. L'uomo ritratto, invece, è il pittore, incisore e scrittore Marcellin Desboutin.
Vi era, dunque, un preciso intento polemico nella rappresentazione di Degas. Una denuncia sociale voluta e motivata.
Interessante analisi del dipinto di Degas.
Una cronologia dettagliata, riassuntiva della vita e dell'opera dell'artista:
Un testo inglese per i più esigenti.
Degas non è stato certo l'unico artista a dedicare un quadro all'assenzio. Altri pittori, noti e meno noti, sono stati in qualche modo "stregati" dalla Fata verde:
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Viktor Oliva at Café Slavia, Praha
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La bevitrice di assenzio, analisi dell'opera di Pablo Picasso
La bevitrice di assenzio è un'opera realizzata da Pablo Picasso nel 1901, durante il suo secondo periodo parigino. La tecnica utilizzata è olio su tela,
E l'elenco è certo incompleto.
L'immagine scelta per questo post appartiene ad un Blog di Architettura, dove è possibile leggere un'ottima analisi tecnica del dipinto di Degas:
Nonostante la sua popolarità tra gli artisti, l'assenzio fu soggetto a crescente preoccupazione da parte delle autorità.
Le campagne anti-alcolici e le preoccupazioni per i suoi presunti effetti dannosi sulla salute portarono al divieto dell'assenzio in molti paesi europei, compresa la Francia, nel corso del primo XX secolo. Questo segnò la fine di un'epoca dorata per l'assenzio e la sua associazione con la cultura bohémien.
Nonostante il divieto, il leggendario fascino dell'assenzio persiste ancora oggi. La sua storia intricata, legata alla creatività e alla ribellione, continua a ispirare artisti e scrittori di tutto il mondo.
Mentre i caffè di Montmartre potrebbero non essere più i salotti artistici di un tempo, il ricordo dell'assenzio come compagno di bohémien e musa creativa rimane intatto, immortale nelle opere d'arte che ha ispirato.
Il libro di Benoît Noël, L'assenzio. Un mito sempre verde, per conoscere al meglio storia e leggenda dell'assenzio: la Fata Verde.
Ingrediente della storia sociale e culturale europea, l'assenzio è ormai droga leggendaria, pervenuta nel tempo a legare il proprio destino a uno dei momenti più salienti della cultura dell'Ottocento quando, in piena epoca vittoriana, la sua storia si intreccia con la nascita di una delle prime culture critiche dell'etica capitalista allora dominante.
Il libro di Noël non è soltanto uno scritto storico-analitico, né un resoconto tecnico di grande precisione; è davvero qualcosa di più: una raggiera socio-culturale che fa perno su quello che l'autore chiama "l'apéritif-phare du XIX siècle". Ne sono investiti l'arte, la politica, il costume: in una parola, la società, o meglio, le società occidentali inumidite dall'assenzio nell'arco di un secolo.
È possibile che la "fata verde" torni a trovarsi oggi sul banco degli accusati, in un momento in cui si scopre che le vere e più devastanti droghe del pianeta sono l'uranio impoverito o il plutonio, che annientano le fonti stesse della vita?
Non sarà un tantino esagerato, se non addirittura risibile? Il libro di Noël non nasconde una strana simpatia per una "fata" che, a petto di devastazioni "scientificamente" pianificate, può perfino apparire come una piccola divinità eccentrica, emarginata, desueta, che ha tanto bisogno di solidarietà e di calore.
L'assenzio un mito sempre verde lo trovi su Amazon, anche in Audiolibro.
Oltre il Mito che lo circonda, cosa è realmente l'Assenzio?
Proviamo a parlarne in modo più specifico.
L'assenzio selvatico è una pianta dall'aspetto affascinante e dalla storia intrigante. Conosciuto anche come Artemisia absinthium, l'Assenzio Selvatico, è stato oggetto di miti e leggende nel corso dei secoli. Ora proviamo ad esplorarne la storia, la sua connessione con l'arte e la letteratura, e i suoi utilizzi moderni.
Il liquore detto la Fata Verde ha un nome ben preciso: si chiama Assenzio.
La storia di questo distillato viene da lontano: dalle Alpi svizzere. Ma è a Parigi che nasce la leggenda della Fata Verde e non poteva essere altrimenti, perché ogni cosa, quando arriva a Parigi, rischia di trasformarsi in Leggenda.
Possiamo provare a ripercorrere la storia di questo formidabile distillato d'erbe. Scoprire quando e come la Fata Verde ha conquistato il cuore e la mente degli uomini e il suo nome è diventato leggenda.
Tutto ha inizio da una piantina verde tanto diffusa sulle Alpi e nelle pianure europee; una piantina che dona il nome e la sostanza alla leggendaria Fata Verde: Artemisia Absinthium.
E' una pianta erbacea, l'Artemisia Absinthium, perenne, con fusto eretto, di colore verde-argentato e alta fino a un metro. Le foglie sono grandi, profondamente incise, grigio-verdastre nella parte superiore, bianche in quella inferiore. I fiori sono piccoli, gialli, riuniti in capolini. Fiorisce da luglio a settembre.
L'Artemisia absinthium è detta anche assenzio maggiore o assenzio romano, appartiene alla famiglia delle Asteraceae (ex Compositae) ed è una pianta conosciuta fin dai tempi più antichi per le sue proprietà terapeutiche.
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Sembra che vi si faccia riferimento in un papiro egizio datato al 1600 a.C. Storicamente più sicure sono le citazioni di Plutarco e Plinio che risalgono al 150 a.C. e ne vantano la qualità come insetticida. Molte e diverse sono le antiche testimonianze dell'uso curativo dell'Artemisia Absinthium.
Utilizzato, nelle campagne e nelle vallate, sotto forma di infuso o decotto, facilita la digestione, combatte la febbre, stimola l'appetito ed aiuta nel caso di mestruazioni dolorose.
Un rimedio, insomma, buono per tutte le stagioni.
Lasciando la notte dei tempi ed avvicinandoci all'era moderna, troviamo un certo dottor Pierre Ordinaire che, rifugiatosi tra i monti della Svizzera, per sfuggire alla ghigliottina nei turbolenti e pericolosi anni della Rivoluzione Francese, si stabilì, nel 1792 a Couvet, ameno borgo della Val-de-Travers, nel Cantone di Neuchâtel.
Qui il medico riprese ad esercitare la sua professione e, cosa comune allora, a prepararsi propri medicamenti di ogni genere.
Il dottor Ordinaire conosceva le proprietà dell'assenzio maggiore e trovandone a disposizione in quantità, iniziò a distillare un suo elisir. Aggiunse, nelle giuste proporzioni, anice, issopo, dittamo, acoro, melissa e svariate quantità di altre erbe comuni. Nasce così l'assenzio moderno, anche se non è ancora una bevanda, ma un medicamento. La gradazione alcolica piuttosto elevata, 60%, ne rimarrà una caratteristica tipica.
Questo suo preparato ebbe un immediato e notevole successo e risale a questo periodo l'appellativo di Fée Verte: la Fata Verde!
Come ebbe inizio la produzione commerciale dell'assenzio?
Tutto sembrerebbe molto chiaro, ma non è vero.
La storia si complica perché non è del tutto certo come siano andate realmente le cose. Le versioni sono molte, contrastanti e un po' confuse.
Una versione dei fatti vuole che, alla sua morte, il dottore abbia lasciato il segreto della ricetta a due donne di Couvet: le sorelle Henriette e Suzanne-Marguerite Henriod. Erano veramente sorelle? Forse si trattava di madre e figlia, oppure di un'unica persona identificata con due nomi diversi. La questione è ancora aperta. E non è l'unica.
Altri sono convinti che le due sorelle svizzere distillassero già da molto prima un loro "assenzio". Cosa, questa, piuttosto comune un po' ovunque nelle valli montane. Non dimentichiamo che la pianta dell'assenzio è una componente di molti liquori, comunemente detti amari, come il Genepì, o, mischiata col vino, ai Vermut.
Wermut è anche il nome tedesco dell'artemisia maggiore e di un'antica bevanda teutonica ottenuta mischiando questa, proprio al vino.
Un'altra versione vuole la cosa ancora più complicata:
Le sorelle Henriod avrebbero avuto la ricetta non dal dottor Ordinaire, alla sua morte, bensì da una sua governante a nome Mademoiselle Grandpierre. Il dottore stesso ne sarebbe entrato in possesso tramite una non meglio identificata "Mère Henriod", la quale, pare, non avesse legami di parentela con le sorelle già citate. Ce n'è a sufficienza per confondere chiunque.
Il merito d'aver prodotto la prima ricetta della Fata Verde rimane, dunque, incerto.
Sia andata com'è andata, poco importa. Quello che conta è che le signore svizzere, o chi per loro, cedettero ad un certo punto, siamo nel 1797, la ricetta del loro assenzio ad un uomo d'affari della zona, tale Maggiore Daniel Henri Dubied.
Questa cosa non avrebbe avuto, forse, conseguenza alcuna sulla sorte dell'Assenzio, se un bel giorno, la figlia del Maggiore non avesse deciso di maritarsi e di scegliere, per far questo, un tale di nome Henry Louis Pernod!
Difficile tradurre letteralmente il termine "Bouilleur de cru", perché non si riferisce ad una professione, non va confuso con il distillatore, ma ad uno status, ad un privilegio. In definitiva il termine indica colui che aveva il diritto di vendere il proprio prodotto distillato, esente da tasse.
Il Maggiore Dubied, con il figlio Marcelin ed il genero Pernod, costituiscono quindi una società ed iniziano a produrre l'assenzio della ricetta di Mère Henriod nella cittadina di Couvet.
Nasce così la prima fabbrica di Assenzio del mondo. Si chiama Dubied Père et Fils.
Siamo nel 1798 e l'assenzio da medicinale digestivo si avvia a trasformarsi in un liquore aperitivo.
Nel 1805, Henry Louis Pernod, rompe con il genero e il cognato. Vede la potenzialità del prodotto e lo vuole introdurre in Francia. Egli apre una propria casa di produzione di Assenzio nella vicina cittadina di Pontarlier, situata in territorio francese a pochi chilometri dal confine svizzero, nella regione Bourgogne-Franche-Comté. Il nome dell'azienda sarà Pernod Fils.
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A questo punto è necessario chiarire che la famiglia Pernod in questione, non ha nulla a che vedere, per il momento, con gli omonimi Pernod della più famosa Pernod père et fils, fondata molto dopo, 1860, ad Avignone e lanciatasi con successo nella produzione di Assenzio nel 1884.
Le due famiglie si incontreranno, dopo essere state a lungo rivali e concorrenti, prima in un tribunale, poi fondendosi in un'unica realtà produttiva, ma questo avverrà soltanto nel 1928.
Si tratta della stessa società che oggi conosciamo come Pernod-Richard e che rappresenta il maggiore gruppo industriale francese nel settore delle bevande alcoliche. Forse il più importante al mondo.
Ma tutto questo, nel 1805, è ancora molto lontano da venire e, probabilmente, neppure immaginabile nella mente di Henry Louis Pernod.
La fama della Fata Verde, rimane, infatti, confinata in ambito regionale, sia in Svizzera che in Francia, ancora per una trentina d'anni, e non è così facile per nessuno immaginare gli sviluppi e la fortuna che avrebbe avuto in seguito.
Bisogna arrivare al 1830 e agli anni della Campagna francese per la conquista dell'Algeria. I soldati impegnati in quella terra arsa e, per loro, assai poco salubre, si abituano, su consiglio dei loro ufficiali, a mescolare gocce di assenzio alla normale acqua da bere. Lo scopo è ridurre il rischio di malaria e dissenteria. In pratica lo usano come disinfettante!
Al loro ritorno in patria, i reduci d'Algeria, porteranno con se questa nuova e piacevole abitudine, diffondendola soprattutto nella capitale francese. Naturalmente la proporzione di assenzio nella bevanda verrà decisamente aumentata.
Nel giro di pochissimi anni il successo della Fata Verde cresce a dismisura.
Subito, questo distillato, si ammanta di un vago alone di trasgressione, ma rimane a lungo appannaggio delle classi borghesi più elevate e, magari, di alcuni giovani aristocratici in cerca di emozioni. Il costo è ancora abbastanza proibitivo e questo non contribuisce certo alla diffusione del prodotto.
Ma la fama della Fata Verde cresce rapidamente grazie appunto alla nomea che l'accompagna d'essere una bevanda in grado, non solo di donare ebrezza, ma anche di procurare uno stato piacevolmente allucinatorio.
È vero? Non lo è? Chi lo sa con esattezza. Certo l'infuso da cui si distilla l'assenzio contiene sostanze potenzialmente allucinogene, ma bisogna che siano presenti in quantità importante e non sembra che questo sia mai accaduto.
In ogni caso la Fata Verde prende piede. I consumi aumentano, la produzione anche. Molti artisti e poeti ne cantano lodi e meraviglie ed anche questo contribuisce alla fama del distillato.
Con l'aumento della richiesta i produttori si moltiplicano, il prezzo si abbassa notevolmente, di pari passo con la qualità del prodotto finale.
Leggendo le statistiche ci si rende conto di quanto fenomenale sia stata la diffusione della Fata Verde. Nel periodo che va dal 1880 al 1914, la produzione passa da 700 mila litri annui a ben 36 milioni.
Tutti si buttano a produrre assenzio e lo fanno nelle modalità più sconcertanti. L'uso del micidiale alcol metilico e dell'altrettanto pericoloso colorante ricavato dal solfato di zinco, contribuiscono a rendere l'assenzio sempre più nocivo per la salute fisica e mentale dei consumatori. Grazie a questi discutibili (diciamo pure criminali) accorgimenti, un bicchiere di assenzio arriva a costare meno di un bicchiere di vino.
La Fata Verde si è trasformata nel Péril vert: il pericolo verde. L'elevato livello di pericolosità dovuto alle sofisticazioni, unito all'estrema facilità di accesso a questa bevanda fortemente alcolica, determinata dal basso costo di quello che ormai non è che un surrogato di assenzio, contribuiranno in maniera importante alla definitiva messa al bando dell'assenzio nel 1915.
Quando le associazioni proibizioniste e la Chiesa cattolica muoveranno all'assalto dell'assenzio, troveranno facile sponda nei produttori di vino e di liquori tradizionali: entrambi fortemente penalizzati dalla concorrenza, ormai sleale, della Fata verde.
Come abbiamo detto in precedenza, la diffusione di questo distillato conobbe negli ultimi anni del XIX° secolo un'impennata incredibile, a scapito, naturalmente, della qualità del prodotto.
L'uso del metanolo in sostituzione dell'alcol naturale e del solfato di zinco per la colorazione, permisero di abbattere i costi di produzione in maniera significativa. L'assenzio così ottenuto era meno costoso di un bicchiere di vino! Ma si trattava, ormai, di un veleno.
Le conseguenze non si fecero attendere. La piaga dell'alcolismo dilagava sempre più (non sempre e non solo a causa dell'assenzio) nella società industriale che andava affermandosi sulla scena internazionale. A subire le conseguenze peggiori furono le fasce più deboli della popolazione: disoccupati, operai sottopagati, diseredati in genere.
Fra loro l'alcolismo iniziò ad avere diffusione considerevole e, con esso, si diffuse tutto il corollario di drammi personali e familiari e di danni importanti per la salute fisica e mentale delle persone colpite dalla dipendenza dall'alcol.
Nel 1905, fece scalpore il caso di un certo Jean Lanfray, operaio francese emigrato in Svizzera, che pare fosse ubriaco di vino, ma avesse bevuto anche un paio di bicchieri di assenzio, che sterminò moglie e figli il 28 agosto di quell'anno nella cittadina di Commugny.
La tragedia metteva in risalto una situazione dai risvolti effettivamente drammatici e le prime organizzazioni proibizioniste promossero varie iniziative per mettere fuori legge l'alcol in generale e l'assenzio in particolare.
Le raccolte di firme si moltiplicarono e nel 1910 fu, per prima, proprio la Svizzera a porre fuori legge quello che è a tutti gli effetti un prodotto "tipico" del suo territorio. Nella regione della Val-de-Travers si continuerà, naturalmente, a produrne di contrabbando.
Nel 1915 anche la Francia impone il divieto di vendita sul suo territorio, pur continuando ad autorizzare il commercio all'estero e nelle colonie, per consentire ai produttori di esaurire le copiose scorte.
Finisce così la storia "antica" della Fata Verde. Le proibizioni si susseguono un po' ovunque e di questo distillato d'erbe rimangono solo il mito, la leggenda e le innumerevoli opere d'arte che l'alimentano.
Rimangono anche un folto gruppo di volonterosi produttori clandestini nella regione Svizzera che lo ha visto nascere.
Le due omonime dinastie Pernod, che sul liquore verde avevano realizzato le loro fortune imprenditoriali, si indirizzarono, per sopravvivere, sulla produzione di liquori a base di Anice.
I primi a convertire furono i Pernod di Avignone che nei loro stabilimenti di Montfavet iniziarono la produzione con il marchio "Anis Pernod", nel 1918. Seguirono gli omonimi, i Pernod di Pontarlier, che nel 1926 depositarono un loro marchio "Anis Pernod Fils".
Naturalmente scoppiò una guerra fra le due società concorrenti, cosa che consentì, a tutta una numerosa schiera di avvocati, lauti guadagni per almeno un paio di anni.
Il 4 dicembre del 1928 le due società si fusero nella Établissements Pernod. Inizia la storia di tutta una serie di famosissime bevande alcoliche conosciute con i nomi di Pastis e Pernod. La componente fondamentale di questi liquori è l'anice stellato e il colore, questa volta, è il giallo. Nella lotta commerciale tra produttori di liquori all'anice si inserisce, nel 1932, un terzo incomodo: Paul Ricard.
É lui ad imporre sul mercato, con un'abile campagna pubblicitaria, il suo "Ricard, le vrai Pastis de Marseille". Il successo è immediato e la concorrenza alla Pernod sarà spietata.
Tutto si ricompone nel 1975 quando le due società si uniscono per costituire il Gruppo Pernod-Ricard. Realtà industriale che rappresenta, oggi, il secondo gruppo mondiale di bevande alcoliche e vini, dopo gli inglesi di Diageo e prima della Bacardi-Martini.
La storia della Fata Verde non finisce certo così. Un po' come l'Araba Fenice anche la Fata Verde rinasce dalle proprie ceneri e riconquista, almeno in parte, il suo ruolo nel mondo delle cose da bere. Ma questa è storia di oggi.
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