Oltre la maschera: Il deragliamento di Kees Popinga ne "L'uomo che guardava passare i treni"
Pubblicato il 2 Aprile 2026
È su di un treno che Kees Popinga si lascia alle spalle la sua stessa vita, ne "L'uomo che guardava passare i treni"
E se un giorno decidessi di non tornare più a casa?
C’è un momento preciso, nella vita di ogni uomo "perbene", in cui la perfezione della routine diventa una prigione soffocante. Per Kees Popinga, il protagonista del capolavoro di Georges Simenon, quel momento arriva in una sera qualunque a Groningen, tra il fumo di un sigaro e il calore di un focolare domestico che, improvvisamente, smette di riscaldare.
Simenon non ci regala un semplice noir, ma un’autopsia spietata della rispettabilità borghese. Non è la storia di un criminale che scappa, ma quella di un uomo qualunque che decide di "deragliare" dai binari di una vita già scritta. In questo post esploreremo la struttura e le tematiche di un romanzo che è, prima di tutto, un viaggio senza ritorno verso l'abisso.
Dalla scrivania al delirio: La geometria di una caduta
La struttura del romanzo segue una linea retta che si spezza improvvisamente, trasformandosi in una spirale caotica:
- L’illusione della solidità: All'inizio, Popinga è l'incarnazione del decoro. La sua vita è un orologio svizzero fatto di orari fissi e doveri sociali.
- Il "clic" della rottura: Il fallimento del suo datore di lavoro non è solo un crack finanziario, è il catalizzatore che distrugge il "personaggio" Popinga. In un istante, l'uomo scopre che la sua intera esistenza è stata una recita collettiva.
- L'erranza parigina: Lo spostamento fisico verso Parigi riflette lo sgretolamento mentale. La narrazione si fa più frammentata, seguendo un uomo che cerca disperatamente di diventare il "regista" della propria cronaca nera.
Binari morti: Quando la gabbia si rompe
Il tema centrale è la fragilità dell'identità. Popinga si rende conto che la sua onestà non era una virtù, ma una mancanza di alternative. Una volta fuori dai binari (la metafora ferroviaria che dà il titolo al libro), cerca di ricostruirsi come "criminale geniale".
Tuttavia, il suo è un fallimento tragico: pur dichiarandosi libero, continua a ragionare con le logiche meschine della sua vecchia vita, cercando ossessivamente il riconoscimento altrui. Non vuole scappare, vuole essere visto. Invia lettere ai giornali e corregge i giornalisti: la sua non è una fuga, è una disperata richiesta di ammirazione.
L'atmosfera e lo stile clinico di Simenon
Simenon utilizza una scrittura asciutta, quasi chirurgica. Ci trascina in una Parigi fatta di pioggerellina, luci al neon riflesse sull'asfalto e alberghi squallidi. Questo "sporco" parigino contrasta violentemente con la pulizia ossessiva della casa di Groningen.
Il punto di vista ci intrappola: siamo chiusi nella testa di Popinga, sentiamo la sua irritazione verso chi lo sottovaluta e la sua crescente paranoia, fino a perdere noi stessi il confine tra ragione e follia.
L'ultima stazione: Nessuno capisce davvero Kees Popinga
L'analisi si chiude sull'impossibilità di comunicare. Il finale suggerisce che l'unica alternativa alla "recita" sociale è l'alienazione totale. Popinga non è diventato un superuomo; è rimasto un uomo che guarda la vita passare, ma questa volta da dietro una finestra sbarrata.
"Voi non capite niente... non c'è mai stato un Kees Popinga."
Kees Popinga ha smesso di essere un "uomo perbene" nel momento in cui ha deciso di guardare in faccia la propria verità. E Tu? Hai mai provato quella strana, sottile tentazione di lasciarti tutto alle spalle e diventare, finalmente, un estraneo a te stessi?
Dimmi la tua nei commenti: Popinga è un folle o l'unico uomo davvero lucido in un mondo di maschere?
È nel dicembre del 1937 che Georges Simenon scrive il romanzo "L'uomo che guardava passare i treni" (L'Homme qui regardait passer les trains).
Lo scrittore belga sta svernando nella magnifica isola mediterranea di Porquerolles. Con lui la moglie Tygy, la fida Boule e il cane Olaf.
Vivono, per lo più, a bordo del battello "Caravelle" e Simenon è quanto mai impegnato in notturne battute di pesca. Nonostante questo il romanzo vede la luce sotto il sole del Mediterraneo e molto lontano dai fumosi binari notturni della città olandese di Groninga dove inizia l'odissea interiore ed esteriore del suo personaggio Kees Popinga.
Simenon, forse, non lo immagina nemmeno, ma quello che scrive in quei giorni è destinato a divenire uno dei più celebri "romanzi duri" partoriti dalla sua inesauribile fantasia.
Georges Simenon, classe 1903, non ha ancora compiuto 35 anni, in quei giorni. È gi uno scrittore famoso. Almeno quel tanto che serve ad avere in tasca da quattro anni un solido contratto con l'editore più importante di Francia: Gallimard.
Il romanzo appare, a puntate, sul prestigioso quotidiano Le Petit Parisien, dal 10 giugno al 19 luglio del 1938, con il titolo: Popinga à tué.
Ad ottobre dello stesso anno esce in volume per i tipi di Gallimard.
In seguito vi saranno molte riedizioni: a Bruxelles, nel 1944, per le edizioni Espes, in Francia e in tutto il mondo.
Il romanzo di Simenon, con il titolo di "Treni nella notte", tradotto da Sem Schlumper, viene pubblicato per la prima volta in Italia da Mondadori, che all'epoca è l'editore italiano dello scrittore, nel 1952, nella collana "I romanzi della palma" numero 29.
Successivamente è stato pubblicato da Adelphi nel 1986, con la nuova traduzione di Paola Zallio Messori (collana "Biblioteca Adelphi" n. 169, nei tascabili "gli Adelphi" n. 27, 1991) e in Romanzi, volume I, "La Nave Argo", Adelphi, 2004.
Nel 1952, quando Georges Simenon vive negli Stati Uniti già da alcuni anni, due produttori inglesi, Josef Shaftel e Raymond Stross, ottennero dallo scrittore i diritti per l'adattamento cinematografico del romanzo.
Il film, The Man Who Watched Trains Go By, per la regia di Harold French (pilastro del cinema britannico) e con Claude Rains (due film per tutti: Casablanca e Notorius) nel ruolo di Popinga, uscì nelle sale in quello stesso anno (in Italia con il titolo, Illusione, mentre negli Stati Uniti fu The Paris Express) ed ebbe un buon successo di critica e di pubblico. In Francia apparve solo nel 1953, ovviamente, con lo stesso titolo del romanzo di Simenon.
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