La Parigi di Simenon e Maigret, del Cinema, dei Bistrot, delle Canzoni, della Malavita.
Il signor Cardinaud, titolo originale francese Le Fils Cardinaud, è un romanzo di Georges Simenon terminato il 22 luglio nel 1941 e pubblicato nel 1942 presso Gallimard.
La storia, che si dipana da una domenica all'altra, è incentrata sulla tragedia di un uomo la cui educazione religiosa e un profondo senso morale lo conducono a una sorta di candido eroismo. Cresciuto in un ambiente modesto, superiore alla condizione dei suoi fratelli, il figlio di Cardinaud "fa ciò che deve fare, da solo".
La sua coraggiosa perseveranza, tra l'incomprensione di alcuni e la commiserazione di altri, sarà davvero ricompensata? Il romanzo mette a nudo l'incomunicabilità tra due persone che non sanno di essere fondamentalmente diverse.
Il titolo italiano del romanzo, nella prima edizione Mondadori del 1957, fu Sangue alla testa, tratto dall'omonimo film francese Le sang à la tête del 1956. Nel 2020, l'editore Adelphi sceglie come titolo per la sua nuova traduzione Il signor Cardinaud.
Sangue alla testa, traduzione di Federico Federici, Collana Il girasole, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, settembre 1957.
Il signor Cardinaud, traduzione di Sergio Arecco, Collana Biblioteca n.707, Milano, Adelphi, 2020, ISBN 978-88-459-3456-8.
«Lui non aveva ancora quindici anni e già l’amava. Non come si ama una donna ma come si ama un essere inaccessibile. Come, al tempo della prima comunione, aveva amato la Madonna». Alla fine Hubert Cardinaud è riuscito a sposarla, quella Marthe «di cui tutti dicevano che si dava delle arie». Così com’è riuscito, lui, il figlio del cestaio, a diventare un distinto impiegato: uno che la domenica, all’uscita della messa, scambia saluti compunti e soddisfatti con i conoscenti e poi, dopo essersi fermato in pasticceria a comprare un dolce, torna a casa dove la moglie sta cuocendo l’arrosto con le patate. Una domenica, però, trova l’arrosto bruciato e la casa vuota – e gli crolla il mondo addosso.
Non gli ci vorrà molto per scoprire che Marthe se n’è andata con un poco di buono, e che tutti in città lo sanno, e lo compatiscono, e pensano che sia un uomo «finito, annientato». E invece no. Hubert decide di ritrovare Marthe, a ogni costo, di bere «il calice fino alla feccia». Simile a «una formica ostinata che segue ostinatamente la sua strada, il suo destino, e che, ogni volta che il carico le sfugge, lo afferra di nuovo, pur essendo quel carico più grosso di lei», andrà a cercare Marthe, perché il suo posto è lì, «accanto a lui e ai bambini», e perché confida «nel trionfo del bene sul male, nella supremazia dell’ordine sul disordine» – «nell’inevitabile, fatale armonia». Con la consueta acutezza psicologica, e una sorta di ammirata partecipazione, Simenon ci racconta di un amore eroico, capace di non indietreggiare di fronte al tradimento e alla vergogna.
Da questo romanzo di Georges Simenon è stato tratto un famosissimo film e, in seguito, sono apparsi, in Francia, due adattamenti televisivi.
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