Il Ballo Antropometrico, 95 anni fa il Lancio Editoriale di Maigret
Pubblicato il 20 Febbraio 2026
95 anni fa, con una grande festa, Georges Simenon organizza lo spettacolare lancio editoriale dei romanzi che hanno per protagonista Maigret, commissario capo della squadra omicidi della Polizia Giudiziaria di Parigi. È il famoso Ballo Antropometrico!
Con una Festa a Parigi, Simenon, presenta al Mondo il suo Commissario Maigret
È la sera del 20 Febbraio 1931. Una Grande festa, preannunciata con il più grande clamore possibile, sta per aver luogo a Parigi in un famoso locale al civico 33 della rue Vavin: La Boule Blanche. Si tratta di un grande evento, a tema decisamente "noir", il cui scopo è il lancio editoriale di una nuova collana di romanzi polizieschi, firmati dallo scrittore belga Georges Simenon, con protagonista un poliziotto, con pipa e bombetta, commissario capo della squadra omicidi della PJ parigina.
L'invito, sotto forma di un "mandato di comparizione" è inviato al meglio e al peggio del milieu parigino che conta; stampa, spettacolo e istituzioni sono ampiamente rappresentate.
Per l'occasione l'interno del locale da ballo di Montparnasse viene arredato con allestimenti grafici di importanti cartellonisti dell'epoca: Paul Colin, lo stesso dei manifesti della Revue Nègre del 1925 che lanciò Joséphine Baker, e Marcel Vertés, pittore e illustratore di successo; ungherese di nascita e trapiantato a Parigi nel primo dopoguerra.
Naturalmente per fare accettare una simile idea al suo editore, Artheme Fayard, Simenon, ha dovuto accollarsi la metà delle spese dell'organizzazione di questa festa di lancio del suo caro Maigret.
Anche il nome scelto, dallo scrittore, per questo evento non è assolutamente casuale. L'idea del ballo antropometrico si ispira alle procedure di polizia condotte dopo l'arresto di un criminale. Fotografie, misurazioni fisiche, impronte digitali.
All'ingresso del locale di rue Vavin dei figuranti si occupano di accogliere gli invitati prendendo loro le impronte digitali. All'interno cartelloni con grandi punti di domanda, scene truculente e tutto l'armamentario criminale e poliziesco necessario a creare l'atmosfera giusta.
Sul palco l'orchestra antillese della Boule Blanche è impegnata a far danzare la folla presente, al ritmo di beguine e altri balli alla moda. Il locale è, in effetti, soprattutto un noto ritrovo di gente della Martinica trapiantata a Parigi, ma quella sera il pubblico è totalmente diverso.
La Folle Notte di Parigi è un Successo Clamoroso
La sera del 20 febbraio 1931, una folla colorata si accalca davanti alle porte del cabaret La Boule Blanche, a Montparnasse, centro della vita notturna parigina.
Smoking e pellicce si sposano con salopette e abiti scollati: uno spettacolo strano!
Tutte queste belle persone sono state "convocate", più che invitate, a un misterioso "ballo antropometrico" il cui biglietto d'invito riproduce il fascicolo della polizia del famoso criminale Jules Bonnot.
Fra gli invitati, cantanti come Damia e Suzy Solidor, gli scrittori Francis Carco, Armand Salacrou, Colette, Marcel Achard, Francis Jeanson, il pittore Kisling. Non mancano i politici e le star del Cinema.
Alcuni sono in abito da sera, altri, sono travestiti da Apache dei Fortif, magnaccia, giocatori d'azzardo, banditi, donne di strada. Le Tout-Paris scivola felicemente nella musica di un'orchestra indiavolata: balla e beve fino alle sette del mattino.
Il 23 febbraio del 1931 Le Figaro sotto il titolo, Nuit de Paris - Le Bal anthropométrique, pubblica:
Dans un établissement de Montparnasse où, d'ordinaire, trois cent martiniquais dansent "la biguine" en débordant dans le vestiaire, plus d'un millier de Parisiens se sont, hier, pressés, bousculés, écrasés, étouffés le plus joyeusement du monde.
La festa è un successo assoluto. I giornali di Parigi la definiscono Nuit de folie e ne parlano come dell'evento mondano del secolo. Nessun giornale si cura dei titoli dei libri che la serata avrebbe dovuto lanciare, ma a Simenon va bene lo stesso. l'obiettivo perseguito è comunque raggiunto.
Durante tutto lo svolgimento della serata lui ha distribuito centinaia dei suoi libri con Maigret protagonista, firmando dediche su tutte le copie.
Infondo la vera intenzione di Simenon non è limitata a lanciare il suo Maigret, ma se stesso come autore.
Simenon Scommette tutto sul Personaggio di Maigret
Perché Simenon decide di scommettere tutto il suo futuro su quella nuova serie di romanzi polizieschi incentrata su un personaggio come il commissario Maigret, che così poco ha a che spartire con i tanti personaggi che popolano le pagine dei libri di quel genere?
È una domanda importante, alla quale dare una risposta definitiva non è certo semplice.
Quando Simenon intraprende la stesura dei primi 4 romanzi con Maigret, ha alle spalle quasi 200 romanzi e più di mille racconti, tutti pubblicati sotto pseudonimo, in giornali e collane specializzate, tra il 1922 e il 1929. Storie dei generi più disparati: polizieschi, sentimentali, erotici, d'avventura, di guerra e altro ancora. Nemmeno si conoscono, con certezza, tutti i titoli e il loro esatto numero.
Simenon è deciso a passare da questa, che lui stesso definisce "letteratura alimentare", scritta su commissione ed in gran numero (che gli ha consentito di guadagnare piuttosto bene) a qualcosa di assolutamente suo; diverso da quanto già pubblicato fino ad allora da tutti gli altri autori di genere. Opere diverse nell'intreccio e, soprattutto, nello stile.
Il Genere Poliziesco come Mezzo, non come Fine
Il genere poliziesco, per certi versi, non si discosta molto dal romanzo di largo consumo (anzi, in quell'epoca ancora si confonde largamente con il più vasto genere avventuroso) e, sicuramente, non spalanca le porte al Pantheon della letteratura, ma ha consentito, già in passato, una notevole notorietà almeno ai migliori fra coloro che lo hanno frequentato.
Quando nel febbraio 1931 escono i due primi romanzi, Mosieur Gallet décédé e Le Pendu de St. Pholien, autori come Arthur Conan Doyle, Agatha Christie, S. S. Van Dine sono ormai ben noti al pubblico francese. Allo stesso modo lo sono i personaggi dei loro famosi investigatori: Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Philo Vance.
Anche alcuni autori francesi già godono di una notevole notorietà. Gaston Louis Alfred Leroux e Maurice Leblanc, negli anni 1907 e 1905, hanno dato vita ai loro famosi personaggi: Rouletabille e Arsène Lupin. Il duo Allain e Souvestre, nel 1911, creano l'altrettanto fortunato Fantomas.
Certo nessuno di costoro scrive male, ma i loro intenti sono assai poco letterari.
Il poliziesco è visto soprattutto come un gioco enigmistico dove l'autore crea una situazione misteriosa e intricata invitando il lettore a seguirlo nell'evolversi degli eventi, sfidandolo a scoprire la verità dei fatti prima della fine del racconto.
Il mondo della letteratura poliziesca e d'indagine offre quindi molte possibilità ad uno scrittore preparato ed ambizioso, ma si tratta di un genere dove sembra quasi impossibile addentrarsi senza soggiacere a quelle regole che lo caratterizzano e che, proprio negli anni in cui Simenon concepisce Maigret, autori del calibro di S.S. Van Dine e Ronald Knox hanno appena ufficializzato con i loro famosi articoli: Venti regole per scrivere romanzi polizieschi e Decalogo.
Simenon è conscio di questo e, forse, gioca un tantino sporco allestendo le truculente scenografie de Le Bal anthropométrique, tutte manette sangue e impronte digitali.
Si, perché lui ha creato un personaggio diverso da tutti i precedenti e, soprattutto, ha strutturato i suoi romanzi in modo diversissimo da tutti gli altri. Un modo molto più letterario, basato sulle atmosfere non su indizi e complicate trame.
Storie e personaggi a tal punto comuni che, leggendo i manoscritti, il suo editore, Joseph-Arthème Fayard, esprime tutte le sue riserve su quelle opere.
Non vi è praticamente nulla di quello che il pubblico di genere è abituato a trovare nelle pagine dei romanzi polizieschi dell'epoca.
Dirlo oggi può suonare strano, visto il successo mondiale che il personaggio del Commissario francese ha ottenuto e ancora ottiene in tutto il mondo, ma nel 1929 quando, dopo alcune opere diciamo preparatorie, Georges Simenon mette mano definitivamente alla figura di Maigret, scrivendo Pietr le letton e poi, di seguito, le opere successive, il rischio che si assume sembra veramente notevole.
Ma gli scrittori di razza sanno interpretare i tempi e forse il rischio c'era, ma è stato calcolato al punto giusto.
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