I luoghi di Hemingway a Parigi: itinerario a piedi nella "Festa Mobile" degli anni '20
Pubblicato il 3 Giugno 2026
«Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu vada, lei ti resta dentro, perché Parigi è una festa mobile».
Quando Ernest Hemingway scriveva queste parole, era ormai un autore affermato alla fine della sua vita, ma la sua mente tornava sempre al ragazzo squattrinato, affamato e pieno di sogni che camminava per il Quartiere Latino negli anni Venti.
Arrivato a Parigi nel 1921 con la prima moglie Hadley Richardson, il futuro Premio Nobel trovò una città economica, vibrante e popolata da quella che Gertrude Stein avrebbe battezzato la "Generazione Perduta".
Scrittore privo di mezzi economici ed ancora ignoto a tutti, cercherà rifugio nella libreria Shakespeare and Company, dove la titolare, Sylvia Beach, gli prestava i libri.
Seguiamo dunque le tracce di Hemingway attraverso un itinerario a piedi nei luoghi reali in cui ha vissuto, scritto e amato.
Perché Ernest Hemingway scelse la Parigi degli anni Venti?
Per un giovane giornalista americano con l'ambizione di diventare un vero scrittore, la Parigi del primo dopoguerra non era semplicemente una destinazione: era l'unica scelta possibile. Il motivo principale era una miscela esplosiva di economia e libertà. Nel 1921, il tasso di cambio favorevole rendeva il franco francese debolissimo rispetto al dollaro americano; con pochissimi soldi, una coppia poteva affittare una stanza, mangiare fuori, comprare libri e frequentare i caffè, conducendo una vita dignitosa che a New York o a Chicago sarebbe stata impensabile.
Ma oltre al risparmio, a Parigi si respirava un'aria di totale rinascita. Mentre l'America sprofondava nel moralismo e nelle restrizioni del Proibizionismo, la capitale francese era il cuore pulsante delle avanguardie artistiche, un porto franco per gli spiriti ribelli e creativi di tutto il mondo.
Fu il grande scrittore Sherwood Anderson a convincere Hemingway a partire, dandogli delle lettere di presentazione per i giganti della cultura parigina. Arrivando qui, Ernest non trovò solo una città economica, ma una palestra a cielo aperto dove confrontarsi, discutere e, finalmente, imparare a scrivere "una sola frase vera".
Rue du Cardinal Lemoine e Place Contrescarpe: dove tutto è iniziato
Il nostro itinerario parte dal cuore della collina di Sainte-Geneviève, nel V arrondissement. È qui che il giovane Ernest e Hadley presero in affitto il loro primo, modestissimo appartamento parigino.
Al numero 74 di Rue du Cardinal Lemoine una targa ricorda il loro soggiorno. L'appartamento non aveva acqua corrente e il bagno era un semplice bugigattolo comune sul pianerottolo. Hemingway, che allora lavorava come corrispondente per il Toronto Star, non riusciva a scrivere in quella casa così stretta.
Affittò così una stanza all'ultimo piano di un albergo vicino, al numero 39 di Rue Descartes. Lassù, davanti a un caminetto acceso, con un taccuino e una matita, nacquero i suoi primi racconti. Per scaldarsi e mangiare qualcosa, scendeva nella vivace Place Contrescarpe, che in Festa mobile viene descritta senza sconti: un luogo di ubriaconi, barboni e odore di urina, ben lontano dalla cartolina romantica di oggi.
I caffè di Montparnasse e il rito della scrittura alla Closerie des Lilas
Se il Quartiere Latino era la casa, Montparnasse era l'ufficio e il parco giochi di Hemingway. Mentre la maggior parte degli americani si metteva in mostra ai tavoli del Café de Flore o di Les Deux Magots, Ernest preferiva un locale più defilato e silenzioso.
La Closerie des Lilas (al 171 di Boulevard du Montparnasse) era il vero santuario di Hemingway. Ci passava intere mattinate, seduto a un tavolino d'angolo vicino alla statua del maresciallo Ney.
Qui, tra il profumo dei lillà e i camerieri che lo lasciavano scrivere in pace per ore davanti a un café crème o a una birra Demie, scrisse quasi interamente il suo primo grande romanzo, Il sole sorgerà ancora (Fiesta).
Era qui che incontrava l'amico F. Scott Fitzgerald ed è qui che, si racconta, lesse in anteprima il manoscritto de Il grande Gatsby.
I Giardini del Lussemburgo e la fame del giovane scrittore
A pochi passi da Montparnasse si estendono i Jardins du Luxembourg, un luogo che per Hemingway non era solo uno spazio verde dove passeggiare, ma una risorsa di sopravvivenza.
In uno dei capitoli più celebri e crudi di Festa mobile, intitolato "La fame è una buona disciplina", Hemingway racconta i periodi in cui i soldi scarseggiavano a tal punto da saltare i pasti. Per non farlo capire alla moglie, camminava nei Giardini del Lussemburgo fingendo di avere appuntamenti a pranzo.
Il mito (confermato dalle sue lettere) vuole che, nei momenti di disperazione più nera, Ernest spingesse la carrozzina del figlioletto "Bumby" nei giardini e, quando i guardiani si giravano dall'altra parte, catturasse i piccioni per poi portarli a casa e cucinarli.
Inoltre, amava frequentare il vicino Musée du Luxembourg per studiare i quadri di Cézanne a stomaco vuoto: sosteneva che la fame aguzzasse la vista e permettesse di capire meglio i segreti della composizione del pittore.
La Liberazione di Parigi e il leggendario Bar dell'Hotel Ritz
Facciamo un salto temporale in avanti. È il 25 agosto 1944. Parigi sta per essere liberata dall'occupazione tedesca. Hemingway non è più il giovane squattrinato degli anni '20: è un celebre corrispondente di guerra che viaggia al seguito delle truppe alleate.
Hemingway, alla guida di un gruppo di partigiani francesi, arrivò in Place Vendôme prima ancora che le truppe ufficiali del generale Leclerc avessero completato la bonifica della zona. Entrò trionfalmente all'Hotel Ritz, dichiarando di voler "liberare personalmente" l'albergo e il suo bar.
Si dice che quella notte l'eroico comitato di liberazione guidato dallo scrittore consumò una quantità incredibile di Dry Martini, mettendo sul conto dell'esercito americano ben 51 bottiglie di champagne. Vero o romanzato che sia, il legame tra lo scrittore e l'hotel divenne leggendario.
Consigli pratici per seguire l'itinerario di Hemingway oggi
Prima Tappa dell'itinerario:
Cosa vedere: La targa al 74 di Rue du Cardinal Lemoine e una sosta in Place Contrescarpe per un caffè all'aperto, immaginando la piazza com'era un secolo fa. Una passeggiata di 10 minuti ed una sosta alla storica libreria Shakespeare and Company, presso l'attuale sede al 37 di rue de la Bûcherie.
Seconda Tappa dell'itinerario:
Cosa vedere: Entra alla Closerie des Lilas per un drink. Se cerchi il bancone del bar in legno, troverai una targhetta d'ottone con inciso il nome di Hemingway nel punto esatto in cui amava sedersi.
Terza Tappa dell'itinerario:
Visita i Jardins du Luxembourg. Entra dai cancelli di Rue de Guynemer. Cerca le celebri sedie verdi in ferro battuto vicino alla Fontana dei Medici e concediti una pausa di lettura.
Quarta Tappa dell'itinerario:
Cosa vedere: L'Hotel Ritz in Place Vendôme. Al suo interno, il mitico Bar Hemingway è rimasto (quasi) intatto: un piccolo tempio della mixology d'altri tempi, con le pareti ricoperte di foto originali, lettere e cimeli donati dallo scrittore.
Il nostro blog è affiliato ad Amazon e puoi sostenerlo con i tuoi acquisti:
Se fai un qualsiasi acquisto su Amazon partendo dai nostri link sostieni il blog senza alcuna spesa aggiuntiva. Grazie.
E se proprio non hai in programma alcun acquisto...Offrimi un caffè!
/image%2F6949873%2F20231206%2Fob_aac6e5_image-6949873-20230825-ob-b0c8f6-ritra.jpg)