La Ville Lumière in Riviera: Irène Némirovsky e "Il carnevale di Nizza"
Pubblicato il 17 Giugno 2026
Per l’alta società parigina degli anni Venti e Trenta, la Costa Azzurra non era semplicemente una meta di villeggiatura: era il prolungamento naturale dei salotti della capitale, un teatro a cielo aperto dove specchiare i propri trionfi e, non di rado, nascondere le proprie miserie.
Irène Némirovsky, che di quel mondo parigino e borghese conosceva ogni segreto, ogni ipocrisia e ogni disperata eleganza, ha saputo trasferire questo sguardo lucido e implacabile anche lontano dalla Senna.
Nel suo racconto "Il carnevale di Nizza", la sfarzosa sfilata di carri, la battaglia dei fiori e l'euforia della Riviera si trasformano in un gioco di specchi. Dietro la spensieratezza della festa, la Némirovsky solleva il velo della maschera per mostrarci ciò che i suoi personaggi – così squisitamente parigini nel loro cinismo o nella loro fragilità – cercano disperatamente di fuggire.
Un matrimonio, un'avventura extraconiugale. Vicende umane, umanissime, con le loro, ingenuità, egoismi e conseguenze interiori. Su ogni cosa, implacabile, il sole abbagliante della Costa Azzurra.
Il sole di Nizza ha questo di strano: illumina le miserie umane senza riscaldarle, come un riflettore puntato su un palcoscenico dove si recita una commedia troppo amara.
Nizza come specchio di Parigi: la maschera sociale
Per comprendere appieno Il carnevale di Nizza, non bisogna commettere l'errore di considerarlo un racconto provinciale o una semplice cronaca di viaggio. Nizza, nelle pagine di Irène Némirovsky, non è che il palcoscenico estivo – o in questo caso, invernale – della medesima commedia umana che si recitava ogni sera nei salotti di Place Vendôme o lungo i boulevard della capitale. L'alta borghesia parigina si trasferiva in Riviera portando con sé lo stesso identico bagaglio di nevrosi, ambizioni sfrenate e cinismo sociale.
La scrittrice, con la sua consueta precisione chirurgica, intuisce che il Carnevale non è una parentesi di rottura, ma la naturale estensione della vita quotidiana di questi personaggi: a Parigi la maschera è invisibile, fatta di convenzioni e sorrisi di circostanza; a Nizza diventa semplicemente reale, di cartapesta, stoffa e belletto. Sulla Promenade des Anglais, sotto un sole che illumina ma non scalda i cuori, i protagonisti della Némirovsky si muovono come attori stanchi, incapaci di svestire i propri ruoli persino di fronte alla sfolgorante bellezza del Mediterraneo.
Era come guardarsi in uno di quegli specchi magici del carnevale che deformano la realtà
La Battaglia dei Fiori e la fine di un'era
Il culmine visivo del racconto coincide con la celebre Battaglia dei Fiori, il rito più fastoso del carnevale nizzardo, dove dai carri decorati viene lanciata sulla folla una pioggia incessante di mimose, rose e violette. Ma lo sguardo della Némirovsky non si lascia incantare dal colore.
Nelle sue mani, quel fitto lancio di petali si carica di una forte valenza simbolica: è la rappresentazione estetica di un'intera classe sociale – la ricca borghesia parigina degli anni Trenta – convinta che la propria giovinezza e i propri privilegi possano durare per sempre, immune ai primi, sinistri scricchiolii della storia.
La sfilata diventa così una danza macabra mascherata da festa. I fiori lanciati, che calpestati sul bagnasciuga della Promenade appassiscono in pochi istanti nel fango di coriandoli, diventano la perfetta metafora delle illusioni che svaniscono.
Con una malinconia elegante e affilata come una lama, Irène Némirovsky ci consegna il ritratto di un mondo sfolgorante e fragilissimo, un'epoca che, proprio come i carri del Carnevale alla fine della giornata, si avviava inesorabilmente a essere smantellata dall'oscurità della notte incombente.
Guardava la folla, i carri che passavano, la pioggia di coriandoli e di fiori... Tutto quel tumulto le sembrava così lontano, così estraneo alla sua pena. In mezzo a quella gioia artificiale, sentiva solo il peso della propria solitudine.
"Il carnevale di Nizza e altri racconti" (Adelphi)
Per i lettori italiani, il racconto che dà il titolo al nostro post è accessibile grazie al volume "Il carnevale di Nizza e altri racconti", pubblicato dalla casa editrice Adelphi.
Curato e tradotto da Teresa Lussone, questo libro raccoglie le prime "scritture brevi" di una Némirovsky poco più che ventenne: un mosaico compatto di testi che testimoniano la sua sfolgorante giovinezza parigina tra gli studi alla Sorbona, i balli, i caffè e le prime, affilatissime intuizioni psicologiche.
In totale i racconti della raccolta sono ben 17, alcuni dei quali inediti in Italia fino ad ora, e rappresentano un interessante melange di esperimenti stilistici che meritano di essere scoperti.
- Nonoche dalla chiaroveggente
- Nonoche al Louvre
- Nonoche in villeggiatura
- Nonoche al cinema
- La Njanja
- La sinfonia di Parigi
- Natale
- Il carnevale di Nizza
- Una colazione in settembre
- Natività
- Le rive felici
- I fumi del vino
- Giorno d'estate
- Un amore in pericolo
- Fraternità
- Epilogo
- I giardini di Tauride (in appendice)
Protagoniste dei primi quattro racconti sono due vivaci ragazze parigine: Nonoche e l'amica Loulotte. Quattro scene comiche che mostrano le protagoniste in situazioni comiche bizzarre: una seduta da una chiaroveggente, una visita al Museo del Louvre, un soggiorno vacanziero a Biarritz e un incontro al cinema.
C'è un periodo della vita di Irene Némirovsky, durante il quale la scrittrice, affascinata dal mezzo espressivo cinematografico e consapevole delle grandi possibilità che sarebbe stato in grado di offrire, sperimenta la tecnica della sceneggiatura. Spera probabilmente di riuscire ad inserirsi in quel mondo, da poco passato dal muto al sonoro. Non riuscirà nel suo intento e nessun regista le offrirà di realizzare un film da questi suoi scritti. Rimangono, a noi lettori, i tre "racconti sceneggiati" che Adelphi ha saggiamente inserito nella raccolta: La sinfonia di Parigi, Natale e Carnevale di Nizza.
Ritroviamo, in due racconti della raccolta (La Njanja e I fumi del vino, Fraternità), la malinconia, se non il rimpianto, del mondo russo che Irene è costretta a lasciarsi alle spalle dopo la Rivoluzione russa e il desolante sradicamento del presente parigino, così difficile da vincere o anche solo superare per tutti coloro che hanno vissuto il suo stesso destino.
Giorno d'estate, Un amore in pericolo, Natività, Le rive felici, Una colazione in settembre. Cinque racconti per declinare nello scorrere del tempo e, con lui, della vita, sentimenti, passioni, egoismi, meschinità ed illusioni.
A conclusione della raccolta ecco I giardini di Tauride, racconto incompiuto, affascinante e complesso.
Buona lettura.
Il Risvolto Adelphi
Come fa una giovane donna di appena trent’anni, qual era all’epoca Irène Némirovsky, a scavare così profondamente nell’animo umano? si chiese Bernard Grasset, il suo primo editore, leggendo questi racconti.
Come fa a capire, e a descrivere in modo così empatico e al tempo stesso spietato, non solo le lusinghe e le illusioni della giovinezza, ma anche la nostalgia degli amori perduti, il rimpianto delle vite non vissute, l’acredine delle esistenze sbagliate, le ferite dell’ambizione frustrata, l’angoscia della solitudine, lo sgomento per i segni che lascia sul corpo il passare degli anni, la ferocia che si annida nel cuore degli uomini?
Le prove giovanili di Némirovsky continuano a riempirci di stupore non meno di quelle della maturità.
Le quattro «scenette», per cominciare, di sapore quasi lubitschiano, dove due aspiranti attricette di incantevole amoralità mettono in opera comici e insieme patetici tentativi di trovare un uomo molto ricco che le mantenga.
I tre «film parlati», in realtà vere e proprie narrazioni, condotte con la mano sapiente di uno sceneggiatore navigato, in grado di dare indicazioni su inquadrature, stacchi, dissolvenze, montaggio.
Gli struggenti Una colazione in settembre e Le rive felici; il truculento affresco finlandese dei Fumi del vino...
Fino al sorprendente I giardini di Tauride, che appare qui in volume per la prima volta, e che, costellato di appunti in cui Némirovsky riflette sulla forma stessa del racconto, ci consente di gettare un’occhiata indiscreta nel suo laboratorio.
Dal Carnevale di Nizza alla Suite francese: un Ballo breve e senza speranza
Dietro le quinte di questi racconti si muove l'ombra della biografia stessa di Irène Némirovsky. Adolescente, prima, affamata di vita e d'amore — graffiante fustigatrice di un modello umano bramoso di affermazione sociale ad ogni costo — alla disperata ricerca di un riconoscimento umano ed artistico, prima ancora che sociale.
Giovane donna, poi, alle soglie della maturità, che vede la propria vita e quella dell'intera umanità, travolta dalla catastrofe.
Il riconoscimento arriva, almeno in parte. Paul Reboux non esita a paragonare il talento letterario di questa ragazza a quello della grande Colette. Altri vedranno nei suoi testi, soprattutto, quella sorta di antisemitismo dell'ebreo che odia se stesso.
Probabilmente fu, la sua, la tipica reazione dello straniero di seconda generazione, che non trova uno spazio esistenziale adeguato né nel proprio ambiente culturale di provenienza né in quello nuovo che lo accoglie.
La drammatica fine di Irène Némirovsky, arrestata e deportata nel campo di concentramento di Auschwitz, dove muore di tifo il 19 agosto 1942, la accomuna in qualche modo ad un altro esule parigino di origini ebree, tedesco e non russo come lei: il filosofo Walter Benjamin.
«La certezza della mia libertà interiore, » disse lui dopo aver riflettuto «questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscono poi per placarsi. Che "tutto ciò che ha un inizio avrà una fine". In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare»
Erano passati soltanto una manciata di anni da quel Carnevale, dalla soleggiata Costa Azzurra della giovinezza, da Nizza e Cannes con i loro grandi hotels dove l'aria salmastra profumava di libertà e mondanità.
Quell'idillio di luce e spensieratezza mediterranea si sarebbe interrotto bruscamente con lo scoppio della guerra. La scrittrice, insieme al marito e alle figlie Denise ed Élisabeth, non avrebbe cercato rifugio nel Sud, ma nella Francia profonda, isolandosi nel piccolo e apparentemente protetto borgo di Issy-l'Évêque, in Saône-et-Loire.
Sarà tra i boschi e le campagne della Borgogna che Irène vivrà i suoi ultimi anni di confino e scrittura, prima del tragico arresto nel luglio del 1942. Rileggere la spensieratezza artificiale del Carnevale nizzardo del 1935 alla luce del silenzio rurale e drammatico di Issy-l'Évêque infonde nel testo un brivido noir, trasformando la festa della Riviera nell'ultimo, sfolgorante ballo prima che calasse il sipario.
Di quest'ultimo triste periodo della propria vita Irene lascia il suo ultimo romanzo, incompiuto ed inedito fino al 2004: Suite francese.
Irène Némirovsky ha lasciato una preziosa eredità che non possiamo e non vogliamo dimenticare.
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