La Parigi di Simenon e Maigret, del Cinema, dei Bistrot, delle Canzoni, della Malavita.

Quella Parigi o cara di Alberto Arbasino

Parigi o cara di Alberto Arbasino.

Se come me ami la letteratura di viaggio, quella che non si limita a descrivere luoghi ma si immerge nelle atmosfere, nelle persone e nelle sensazioni, allora sei nel posto giusto.

Oggi ti porto con me in un'avventura unica attraverso le pagine di un libro che mi ha davvero colpito: "Parigi o cara" di Alberto Arbasino.

Parigi o cara di Alberto Arbasino edizioni Adelphi.
Parigi o cara di Alberto Arbasino edizioni Adelphi.

Preparati a scoprire un modo di raccontare la città francese che va oltre i cliché turistici, per cogliere l'essenza più autentica e, a tratti, malinconica della Ville Lumière.

Se sei alla ricerca di un saggio letterario che ti faccia innamorare di Parigi (e della scrittura di Arbasino), continua a leggere.
 

Il contesto: la Parigi di Alberto Arbasino.

Preparati a un viaggio nel tempo. La Parigi di "Parigi o cara" non è quella patinata delle cartoline, ma la Ville Lumière degli anni Cinquanta, un periodo di straordinario fermento intellettuale e artistico.

Arbasino si muove in una città che sta risorgendo dalle ferite della guerra, dove i café come Les Deux Magots e il Café de Flore non sono semplici bar, ma vere e proprie fucine di idee.  È la Parigi del dopoguerra, piena di contraddizioni: da un lato la speranza di un nuovo inizio, dall'altro la malinconia per un'epoca che sta svanendo.

Il Cafè de Flore a Montparnasse ai giorni nostri.
Il Cafè de Flore a Montparnasse ai giorni nostri.

Arbasino, con la sua sensibilità unica, cattura perfettamente questa dualità, offrendoci uno spaccato di un'epoca che ha plasmato la cultura europea.
 

Gli incontri di Arbasino: ritratti di "mostri sacri".

Una delle meraviglie di questo libro sono i ritratti che Arbasino fa di figure leggendarie. Non si tratta di semplici interviste, ma di veri e propri affreschi che svelano l'umanità dietro il mito. Oltre a scrittori e artisti come Jean Cocteau e Henry Miller, Arbasino ci regala una pagina memorabile dedicata a Georges Simenon.

Lo scrittore Georges Simenon e le sue mitiche pipe.
Lo scrittore Georges Simenon e le sue mitiche pipe.

Il loro incontro è illuminante. Arbasino descrive un Simenon che non è il creatore del malinconico Maigret, ma un uomo in un turbine di impegni, di case e di assistenti.

L'immagine che ne emerge è quella di un "produttore di romanzi", quasi una fabbrica letteraria, lontana anni luce dal solitario e tormentato genio che potremmo immaginare.

Arbasino coglie con ironia questo aspetto, svelando un Simenon pragmatico e quasi imprenditoriale, e ci fa riflettere su quanto l'immagine pubblica di un artista possa differire dalla sua realtà quotidiana.

Il fascino di questo saggio è, soprattutto, racchiuso proprio nei ritratti che Arbasino fa di figure leggendarie. Non si tratta di semplici interviste, ma di veri e propri affreschi che svelano l'umanità dietro il mito.

Oltre a Simenon, un "produttore di romanzi" pragmatico e quasi imprenditoriale, Arbasino, ad esempio, ci regala pagine memorabili su Henry Miller e Jean Cocteau, mostrando la sua incredibile capacità di penetrare l'anima dei suoi interlocutori.

Henry Miller: Arbasino ci presenta un Henry Miller diverso da quello che conosciamo dai suoi romanzi, lontano dal mito del "poeta maledetto" e della vita dissoluta. Lo descrive come un uomo anziano e pacato, quasi un Buddha che sorride con affettuosa saggezza.

Lo scrittore americano Henry Miller.
Lo scrittore americano Henry Miller.

L'incontro avviene in una casa modesta e tranquilla, lontana dai cliché letterari. Arbasino ne coglie l'ironia e la profonda umanità, svelando un lato di Miller che solo un osservatore acuto come lui poteva cogliere. Non è il Miller che scriveva di sesso e miseria, ma un uomo che ha trovato una sua serenità e che riflette sul passato con un distacco quasi filosofico.

Jean Cocteau: Il ritratto di Cocteau è altrettanto penetrante. Arbasino lo descrive come un vero e proprio camaleonte dell'arte, un'entità in perenne trasformazione.  Cocteau è un artista a tutto tondo: poeta, regista, pittore, drammaturgo. Arbasino ne coglie la natura multiforme e la sua capacità di adattarsi a ogni contesto, di essere sempre "in scena", anche nella vita privata.

Un'immagine del grande Jean Cocteau sul finire degli anni '50.
Un'immagine del grande Jean Cocteau sul finire degli anni '50.

Quello che emerge è un uomo elegante e sofisticato, ma anche fragile e profondamente sensibile. Il ritratto è un omaggio alla sua genialità, ma anche un modo per riflettere sulla natura stessa dell'arte e sull'eterna ricerca di sé che definisce il vero artista.

Molti altri sono i colloqui coi più eminenti autori, francesi e non, allora viventi, che Arbasino riporta nelle sue pagine offrendoci, di questi "mostri sacri", ritratti assolutamente non convenzionali: Louis-Ferdinand Céline, François Mauriac, Marcel Jouhandeau, Jean RenoirMaurice Nadeau e altri ancora, oltre a visite a riviste, sale cinematografiche e cimiteri molto noti.
 

Lo stile di Arbasino: un linguaggio inconfondibile.

Se c'è una cosa che ti conquisterà di questo libro, è la prosa di Arbasino. Il suo stile è un'esplosione di energia: un mix sapiente di saggistica, giornalismo e persino di racconto, in cui il linguaggio formale si mescola con lo slang e le citazioni colte si alternano a frasi gergali.

Non aspettarti una lettura lineare: la sua prosa è come una sinfonia di pensieri che si rincorrono, con divagazioni che arricchiscono il testo di dettagli e spunti inaspettati. Arbasino osserva Parigi con un'ironia sottile e un'affettuosa malinconia, unendo l'entusiasmo del cronista al disincanto del testimone di un'epoca che sta svanendo.

La sua Parigi: al di là delle cartoline.

Chiudiamo questo viaggio con la vera protagonista del libro: Parigi. Non la città iconica della Torre Eiffel o degli Champs-Élysées, ma una Parigi più intima e autentica.

È la Parigi dei café fumosi dove si discuteva di letteratura e politica, dei boulevard bagnati dalla pioggia che riflettono le luci della notte e delle piccole librerie di quartiere.

La Parigi di Arbasino è una città vissuta, sentita sulla pelle. E attraverso i suoi occhi, anche noi possiamo sentire il battito del cuore della capitale francese, in un'epoca che ha segnato la storia della cultura. Un'esperienza di lettura che ti farà innamorare di Parigi ancora una volta, ma in un modo del tutto nuovo e inaspettato.
 

Un intellettuale a tutto tondo: vita e opere di Arbasino.

Prima di immergerci nelle pagine di "Parigi o cara", è fondamentale conoscere chi era Alberto Arbasino.

Nato a Voghera nel 1930, è stato un intellettuale a 360 gradi: scrittore, giornalista, critico teatrale e persino deputato per il Partito Repubblicano negli anni '80. La sua formazione, tra giurisprudenza a Pavia e viaggi in Europa, ha forgiato uno spirito libero e curioso, che ha sempre rifiutato le etichette.

Arbasino fu un protagonista della neoavanguardia italiana, co-fondatore del celebre Gruppo 63, un movimento letterario che cercava di rinnovare radicalmente il linguaggio e le forme della narrativa.

Questa esperienza ha segnato profondamente il suo stile, portandolo a sperimentare e a sfidare le convenzioni, come si vede chiaramente in opere come il romanzo "Fratelli d'Italia" (più volte riscritto e ampliato nel corso degli anni) e il saggio "La vita bassa".

La sua produzione è vastissima e spazia in generi diversi: dai romanzi come "L'Anonimo lombardo" e "Le piccole vacanze", ai saggi di viaggio che hanno fatto scuola (come il nostro "Parigi o cara" e il successivo "Mekong"), fino ai reportage giornalistici e alla critica.

Arbasino ha saputo raccontare l'Italia e il mondo con uno sguardo unico, tra ironia e acutezza, cogliendo i mutamenti sociali e culturali del suo tempo.

La sua figura è quella di un dandy intellettuale, elegante e anticonformista, che ha saputo mescolare cultura "alta" e "bassa" con maestria, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di lettori e scrittori.
 

Parigi o cara di Alberto Arbasino: Sinossi.

Parigi negli anni Cinquanta era ancora piena di mostri sacri che non immaginavano di essere gli ultimi rappresentanti di una specie leggendaria. Louis-Ferdinand Céline, François Mauriac, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau, Georges Simenon, Raymond Aron, Gabriel Marcel, Henry Miller, Julien Green, Jean Renoir, Maurice Nadeau, Raymond Queneau, Pierre Klossowski, Alain Robbe-Grillet, Roland Barthes, erano tutti in giro, dispostissimi alla confidenza e alla polemica. Il giovane Alberto Arbasino li va a trovare e li fa parlare, mettendo insieme una storica galleria di ritratti e incontri scapestrati in appartamenti sontuosi e miseri, case editrici e ricevimenti ufficiali, redazioni di riviste e club notturni, studi cinematografici e parate militari, mostre, università, piscine, teatri e il Festival di Cannes… Nouveau Roman, Nouvelle Vague, Nouvelle Critique, Nouvelle Revue Française, Lettres Nouvelles, tra Edwige Feuillère e Brigitte Bardot, Serge Lifar e François Truffaut, Marie Bell e «Tel Quel», Edith Piaf e À bout de souffle: gli estremi fuochi artificiali del grande Novecento francese, attraverso l’impareggiabile conversazione ‘parisienne’ dei suoi protagonisti.
 

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