La Parigi di Simenon e Maigret, del Cinema, dei Bistrot, delle Canzoni, della Malavita.
La prima inchiesta di Maigret, titolo originale francese La première enquête de Maigret (1913), è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.
Il romanzo è stato scritto presso la tenuta Stud Barn di Tumacàcori, antica sede di tre comunità missionarie spagnole, ora parco storico naturale nei dintorni di Tucson, Arizona, dal 22 al 30 settembre 1948, pubblicato per la prima volta in Francia il 15 febbraio 1949, presso l'editore Presses de la Cité.
In precedenza era apparso come romanzo d'appendice sul settimanale "Point de Vue/Image du monde".
In Italia, il romanzo, è apparso per la prima volta nel 1957, tradotto da Enzo De Michele e pubblicato da Mondadori nella collana "Il girasole. Biblioteca economica Mondadori" (n° 73)[2].
Sempre per lo stesso editore è stato ripubblicato in altre collane o raccolte tra gli anni sessanta e novanta (dal 1990 nella traduzione di Lea Grevi).
Nel 2001 il romanzo è stato pubblicato sempre con il titolo La prima inchiesta di Maigret, presso Adelphi, tradotto da Alessio Catania, nella collana dedicata al commissario (parte de "gli Adelphi", al nº 196).
A dire il vero, il mestiere che aveva sempre sognato non esisteva. Da ragazzo, al paese, aveva come l’impressione che un sacco di gente non fosse al posto suo, o prendesse una strada sbagliata unicamente perché non aveva le idee chiare.
E immaginava un uomo di infinita saggezza, e soprattutto di infinita perspicacia, al tempo stesso medico e sacerdote, un uomo in grado di intuire con un’occhiata il destino delle persone ... Un uomo da consultare come si consulta un medico. Una specie di accomodatore di destini. E non solo perché intelligente – forse non aveva neanche bisogno di un’intelligenza eccezionale –, ma perché capace di vivere la vita di chiunque, di mettersi nei panni di chiunque.
Maigret non aveva mai parlato di questo con nessuno. Né osava pensarci troppo seriamente per paura di sentirsi ridicolo. Non potendo portare a termine gli studi di medicina, era comunque entrato nella polizia, per caso. Ma era stato poi veramente un caso? E i poliziotti non sono qualche volta proprio degli accomodatori di destini?
Un solo adattamento del romanzo per la televisione:
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