Elsa Schiaparelli a Parigi: la Regina della Moda Surrealista

Pubblicato il 11 Settembre 2024

Elsa Schiaparelli a Parigi: la Regina della Moda Surrealista
Elsa Schiaparelli a Parigi: la regina della moda surrealista che sfidò Coco Chanel

C'era un'unica donna capace di far tremare il trono di Coco Chanel nella Parigi degli anni '30, quella era Elsa Schiaparelli.

Mentre Mademoiselle Chanel predicava il rigore, la sobrietà e il tubino nero, "Schiap" — come la chiamavano gli amici — ha portato in passerella l'inconscio, l'ironia e lo scandalo.

Per Elsa Schiaparelli la moda non era un semplice mestiere di sartoria, ma una forma d'arte pura e sovversiva.

Se oggi consideriamo i vestiti come opere concettuali, lo dobbiamo a questa stilista romana capace di conquistare la capitale francese unendo l'alta moda al Surrealismo, trasformando i saloni di Place Vendôme nel centro del mondo artistico tra le due guerre.

Dalle origini romane al trionfo parigino del 1922

Nata a Roma nel 1890 nel prestigioso Palazzo Corsini, Elsa Schiaparelli crebbe in un ambiente intellettuale raffinato ma soffocante. Spirito ribelle e anticonformista, dopo un'avventurosa parentesi tra Londra e New York (dove entrò in contatto con Marcel Duchamp e il movimento Dada), giunse a Parigi nel 1922.

La capitale francese era nel pieno dei suoi Années Folles. Nonostante non sapesse cucire né disegnare nel senso tradizionale del termine, Schiaparelli aveva un dono raro: sapeva scolpire i tessuti direttamente sul corpo umano.

La sua prima intuizione geniale arrivò nel 1927 con il celebre maglione con fiocco trompe-l'œil: un pullover nero con un motivo a fiocco bianco sferruzzato da un'immigrata armena. Il successo fu immediato. Sulla scia di questo trionfo, Elsa aprì il suo atelier al numero 21 di Place Vendôme, diventando la meta preferita dell'aristocrazia internazionale, da Wallis Simpson a Greta Garbo.

Il Manifesto della Rivoluzione Surrealista.
Il Manifesto della Rivoluzione Surrealista.

 

L'incontro con Salvador Dalí e la nascita della moda surrealista

Ciò che rese Elsa Schiaparelli un'icona immortale fu la sua capacità di cancellare il confine tra galleria d'arte e haute couture. A differenza dei suoi colleghi, Elsa frequentava assiduamente i caffè di Montparnasse e stringeva profondo sodalizio con i maestrì dell'avanguardia: Jean Cocteau, Man Ray, Alberto Giacometti e, soprattutto, Salvador Dalí.

Dalla collaborazione vulcanica tra la stilista e il pittore catalano nacquero alcuni dei capi più celebri ed eccentrici della storia dell'arte:

° L'Abito Aragosta (Lobster Dress, 1937): Un elegante abito da sera in organza bianca su cui Dalí dipinse un'enorme aragosta tra ramoscelli di prezzemolo. Indossato da Wallis Simpson poco prima di sposare il Duca di Windsor, l'abito scatenò uno scandalo clamoroso per le implicazioni erotiche legate al crostaceo.

° Il Cappello Scarpa (Shoe Hat, 1937): Un cappello d'alta moda a forma di décolleté capovolta con il tacco tinto di rosso. L'idea nacque dopo che Dalí venne fotografato con una scarpa da donna sulla spalla.

° L'Abito Scheletro (Skeleton Dress, 1938): Un abito nero aderenza perfetta dove imbottiture trapunta simulavano in rilievo le costole, la colonna vertebrale e le ossa delle gambe.

° L'Abito Lacrime (Tears Dress, 1938): Un vestito azzurro accompagnato da un velo la cui stampa trompe-l'œil creava l'illusione di brandelli di carne strappata.
 

Il "Rosa Shocking": il colore della provocazione

Nel 1937, Elsa Schiaparelli donò alla storia della moda un colore che avrebbe cambiato per sempre l'estetica occidentale: il Rosa Shocking.

Si trattava di una tonalità di magenta acceso, brillante, sfacciato e quasi fluorescente. Schiaparelli lo scelse per il packaging del suo iconico profumo Shocking! (la cui boccetta fu disegnata dall'artista Leonor Fini modellandola sul busto giunonico dell'attrice Mae West).

Se il nero era la cifra sobria di Coco Chanel, il Rosa Shocking divenne il manifesto cromatico della donna Schiaparelli: audace, visibile, indipendente e mai disposta a mimetizzarsi.

L'abito Rosa Shocking di Elsa Schiaparelli.

L'abito Rosa Shocking di Elsa Schiaparelli.

La storica rivalità con Coco Chanel: "Quella sarta"

È impossibile comprendere la grandezza di Elsa Schiaparelli senza contestualizzarla nella grande guerra estetica della Parigi anni '30 contro Coco Chanel. Le due donne rappresentavano due visioni diametralmente opposte del mondo:

° Chanel cercava la funzionalità, il comfort, la semplicità e il minimalismo.

° Schiaparelli cercava la fantasia, l'inaspettato, il dramma teatrale e il significato concettuale.

Chanel, visibilmente infastidita dal successo travolgente della rivale romana, si rifiutava persino di pronunciare il suo nome, liquidandola sprezzantemente come "quella sarta italiana che fa vestiti". Schiaparelli rispondeva definendo Mademoiselle "la borghese".

La leggenda racconta che durante un ballo in maschera a Parigi, Chanel invitò Schiaparelli a ballare e la guidò con deliberata sfrontatezza contro un lampadario acceso da candele, appiccando il fuoco al suo abito surrealista. Schiaparelli spense le fiamme tra gli applausi dei presenti, trasformando persino l'incidente in una performance artistica.

L'eredità di Elsa Schiaparelli nella Parigi di oggi

Con l'scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l'occupazione tedesca di Parigi, Schiaparelli fu costretta a fuggire a New York. Al suo ritorno nel dopoguerra, il gusto del pubblico era cambiato e le forme severe del New Look di Christian Dior presero il sopravvento. La maison chiuse i battenti nel 1954, lo stesso anno in cui Elsa pubblicò la sua bellissima autobiografia, Shocking Life.

Tuttavia, l'eredità di "Schiap" non si è mai spenta. Oggi, la maison Schiaparelli ha riaperto esattamente al numero 21 di Place Vendôme e continua a dominare i red carpet mondiali, dimostrando che la sua visione della moda come arte pura era avanti di un secolo.

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Scritto da Fulvio Nolli

Con tag #Parigi Moda & Stile, #Italia e Francia

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