La Parigi di Simenon e Maigret, del Cinema, dei Bistrot, delle Canzoni, della Malavita.
Maigret e il corpo senza testa, titolo originale francese Maigret et le corps sans tête, è un romanzo di Georges Simenon con protagonista il Commissario Maigret.
Il romanzo fu scritto alla tenuta Shadow Rock Farm di Lakeville (Connecticut), negli USA, dal 15 (o 16) al 25 gennaio 1955. Pubblicato lo stesso anno, uscì in Francia il 2 giugno del 1955 per l'editore Presses de la Cité.
È il quarantasettesimo dei romanzi della serie dedicata al celebre commissario.
In Italia è apparso per la prima volta nel 1957, tradotto da Sarah Cantoni e pubblicato da Mondadori.
Sempre per lo stesso editore fu ripubblicato in altre collane o raccolte tra gli anni Sessanta e Novanta, dal 1992 nella traduzione di Marianna Basile.
Nel 2005 il romanzo è stato pubblicato da Adelphi, tradotto da Margherita Belardetti, nella collezione di color giallo dedicata al commissario.
«Ce l’hai?».
«Credo».
«Una cima?».
«Non ne ho la minima idea».
Jules Naud aveva agganciato qualcosa con la sua gaffa. Dopo un po’ riuscì a smuovere l’oggetto e nuove bolle d’aria salirono in superficie.
Lentamente estrasse la pertica, e quando l’arpione arrivò a pelo dell’acqua affiorò uno strano pacchetto legato con lo spago, con la carta di giornale ormai a brandelli.
Era un braccio umano, intero, dalla spalla alla mano: in acqua aveva assunto un colorito livido e una consistenza da pesce morto.
Il primo pezzo che viene ritrovato, quasi per caso, impigliato nell'elica di una chiatta ferma sul canale Saint-Martin, in una luminosa giornata di marzo che profuma già di primavera, è un braccio. Ma, poiché non è così raro che un sadico si accanisca su una prostituta, la polizia non sembra preoccuparsene granché. Questa volta, però, la cosa è diversa, e Maigret lo intuisce subito: perché si tratta di un braccio non di donna, ma di uomo. Il palombaro incaricato delle ricerche non ci metterà molto a recuperare altri pezzi, e a partire da quelli il dottor Paul, dell'Istituto di medicina legale, comincia a fare delle ipotesi...
Il Commissario Maigret indaga per dare un nome a quel cadavere senza testa, ritrovato nel canale Saint-Martin a Parigi. Scoprirà il segreto indicibile di una donna.
Maigret e il corpo senza testa è il titolo del romanzo sul quale oggi poniamo la nostra attenzione. Vogliamo analizzarne alcuni aspetti, cercando di non svelare troppo sulla trama, naturalmente, per non togliere gusto alla lettura di coloro che eventualmente ancora non lo conoscessero.
Lo facciamo perché ci sembra che alcuni aspetti di questo romanzo meritino d'essere indagati e, soprattutto, perché la donna protagonista della vicenda narrata, sia uno dei più drammatici e coinvolgenti, fra i tanti personaggi femminili che popolano le opere di Simenon.
Georges Simenon scrisse questo romanzo nel gennaio del 1955, proprio mentre era in procinto di lasciare gli Stati Uniti dopo avervi trascorso un decennio della propria vita.
Sarà quindi l'ultimo romanzo realizzato dallo scrittore di là dall'Oceano. Di lì a poco tornerà nel Vecchio Continente, lasciandosi alle spalle un periodo importante della propria esistenza. Un periodo ormai definitivamente archiviato, ma che ha lasciato segni indelebili nella sua vita.
Simenon torna in Europa con una nuova moglie, un nuovo editore, dieci anni e due figli in più.
Ha scritto molti importanti romanzi, in quei dieci anni lontano da casa, e fra questi diversi Maigret, ed è proprio con un Maigret che sceglie di chiudere la sua esperienza "americana". Un Maigret più parigino che mai. Un Maigret che più Maigret proprio non si può!
Fra le tante caratteristiche di quello straordinario personaggio che è il Commissario Maigret, che hanno conquistato ed ancora conquistano il cuore di tantissimi fra coloro che hanno l'occasione di leggere i romanzi e i racconti che lo vedono protagonista, una in particolare supera di gran lunga tutte le altre.
È quella sua assoluta volontà di entrare letteralmente nella "pelle" degli altri. Vivere la loro stessa vita.
Comprendere senza mai giudicare.
Ebbene se esiste un romanzo dove Maigret è costretto a compiere uno sforzo quasi sovrumano per riuscire nel suo intento, quello è di certo questo Maigret e il corpo senza testa.
La signora Calas, oltre a essere un tipo particolare, come tanti incontrati da Maigret durante la sua carriera,
rappresentava anche un problema umano. Per Comélieau era una spudorata ubriacona che andava a letto col primo che capitava.
Per Maigret era qualcos'altro, non sapeva ancora bene, e finché non l'avesse saputo, finché non avesse "sentito" la verità,
non si sarebbe tolto di dosso quel vago senso di malessere.
I tanti romanzi che Georges Simenon ha dedicato al personaggio del commissario Maigret, traboccano di figure femminili. Alcune sono solo accennate, altre sono guardate con maggiore attenzione.
Alcune sono comparse, altre protagoniste. Un numero più ristretto di esse, sono centrali nella vicenda. Non solo ai fini della trama, ma per il frammento di realtà (spesso amaro o addirittura terribile) che lo scrittore svela attraverso la loro storia.
Il personaggio di Aline Calas, protagonista del romanzo Maigret e il corpo senza testa, è una di queste figure femminili: probabilmente la più drammatica e disperata di tutte. Un personaggio degno della migliore Tragedia Greca.
Al centro del romanzo, molto più dell'indagine di polizia, c'è dunque il dramma autentico di questa donna. Un dramma che intuiamo terribile, profondo, assoluto, che non lascia scampo e ha segnato per sempre il suo destino.
Ritroviamo in queste pagine il Canale Saint-Martin ed il quartiere che lo circonda. Un quartiere ancora popolare all'epoca del romanzo, animato da artigiani, operai, battellieri in paziente attesa alle chiuse, infermiere del vicino ospedale Saint-Louis e, di notte, dalle ragazze che perlustrano instancabili il marciapiede.
Un luogo che è anche un po' la culla di quella letteratura populista francese, che Simenon non abbracciò mai completamente, ma che non di rado emerge fra le righe dei suoi romanzi.
Sull'acqua torbida che scorre lentamente tra i moli, le tante chiatte incolonnate in attesa alle chiuse. Chiatte che caricano, scaricano, salpano, verso nuovi ingaggi.
Sulle chiatte, silenziosi e cocciuti, i battellieri fiamminghi, intenti al lavoro o ad una pigra attesa obbligata, prima di poter superare lo sbarramento di una chiusa.
In coperta donne dai capelli color stoppa e carnagione chiarissima, spesso gravide, intente a stendere il bucato, a cucinare o pulire, quando non a manovrare il timone come uomini. In grembo o al fianco, bimbi altrettanto biondi, silenziosi come i loro padri: forse già compresi nel loro destino fluviale.
Tutto un mondo che Simenon ci ha insegnato ad amare: a sentire quasi come nostro.
Ritroviamo le atmosfere di romanzi come Il cavallante della Providence o La Chiusa n°1. Le stesse atmosfere che ritroveremo ancora, quasi come una costante di fondo, protagoniste, come in Maigret e il barbone, o semplicemente di contorno, come in Maigret et les témoins récalcitrantes, del 1958, dove il nome della chiatta, Twee Gebroders, in fiammingo, è lo stesso che, in francese, troviamo qui ne Il corpo senza testa: Les deux frères.
In questo ambiente, il Commissario Maigret, sarà alle prese con un dramma esistenziale che va ben al di là del caso in corso o del misfatto del momento: per quanto grave ed efferato esso possa essere.
L'inizio del romanzo è una splendida inquadratura quasi cinematografica. Un "piano sequenza" come solo Simenon sa realizzare.
"Il cielo cominciava appena a schiarirsi quando Jules, il maggiore dei fratelli Naud, comparve sul ponte della chiatta: prima la testa, poi le spalle e infine il lungo corpo dinoccolato. Grattandosi la testa, i cui capelli d'un biondo chiarissimo erano ancora scarmigliati, guardò la chiusa, con il quai de Jemmapes a sinistra e il quai de Valmy a destra. Dovette aspettare alcuni minuti - il tempo di fumarsi una sigaretta nell'aria fresca del mattino - prima che una luce si accendesse nel piccolo bar all'angolo di rue Récollets. Per via del brutto tempo la facciata pareva di un giallo più aspro del solito. Popaul, il padrone, scarmigliato e col colletto della camicia aperto, andò sul marciapiede ad aprire le imposte. Naud dalla passerella della barca, scese sul molo e lo attraversò preparandosi una seconda sigaretta. Quando suo fratello Robert, alto e allampanato quasi quanto lui, emerse a sua volta da uno dei boccaporti, vide, nel bar illuminato, Jules appoggiato al banco e Popaul che gli versava un po' di liquore nel caffè. Sembrava che Robert aspettasse il suo turno. Si arrotolò una sigaretta con gli stessi gesti del fratello e, non appena questi uscì dal bar, scese dalla barca, in modo che i due si incrociarono in mezzo alla strada."
In un'alba d'inizio primavera quel mondo animato e operoso è sconvolto da una tragica scoperta. Dalle acque torbide del canale, smosso dalle eliche di un battello, emerge il braccio di un cadavere avvolto in carta di giornale. Così ha inizio questa inchiesta del Commissario Maigret.
Tutti, Maigret compreso, sono concordi nel ritenere che i cadaveri, fatti a pezzi, che emergono dai canali o nella Senna, appartengano sempre a delle donne.
Solitamente anziane prostitute, che battono solitarie in luoghi poco frequentati e che rimangono vittime di maniaci. Il colpevole non viene identificato quasi mai. Emarginate tra gli emarginati.
Questa volta, contrariamente al solito, è quello di un uomo il corpo restituito dalle acque del canale Saint-Martin!
Sarà dunque un'indagine difficile quella che attende il commissario Maigret?
Non difficile, forse, ma di certo dolorosa.
Una strana inchiesta, quella narrata da Simenon, nella quale, a dispetto del mistero iniziale, la polizia non brancola a lungo nel buio. Al punto che gli stessi investigatori rimangono quasi delusi dall'apparente semplicità di quel caso, che solo per un breve istante è apparso difficile e, al contrario, subito si avvia su di una pista ben precisa che promette un'altrettanto rapida soluzione.
Rapida per tutti: non per Maigret che ne intuisce i disperati risvolti.
Se è vero, com'è vero, che Simenon è più interessato a raccontare le atmosfere, gli ambienti e le sfumature psicologiche dei personaggi, piuttosto che l'indagine in se stessa, e che il suo commissario conduce le indagini proprio immergendosi in quelle atmosfere e immedesimandosi nella dimensione umana e psicologica dei protagonisti, ebbene, tutto questo risulta essere doppiamente vero in Maigret e il corpo senza testa.
"Mi è capitato di parlare di Aline col vecchio dottor Pétrelle, che purtroppo è morto...Fin da quando era piccola era diversa dagli altri bambini e c'era qualcosa in lei che metteva soggezione. Non ha mai giocato con i coetanei e non è mai andata a scuola perché suo padre voleva che avesse un'istitutrice privata...Forse non perdonava al padre di farle condurre una vita diversa dagli altri? O, come sosteneva Pétrelle, la situazione era più complicata?..".
Infatti in questa storia, sebbene i canoni del giallo siano sostanzialmente rispettati, l'impostazione è, fin da subito, completamente diversa rispetto al tradizionale romanzo poliziesco.
C'è una vittima, c'è il mistero sulla sua identità, c'è un'indagine, destinata a definire il quadro e lo svolgersi degli eventi, alla fine ci sarà un colpevole.
Eppure, in questo particolare romanzo, tutto risulta falsato da quella chiara percezione, che coglie Maigret sin nelle prime pagine. La percezione che tutto quanto appare semplice e quasi lampante, sia, in realtà, molto più complicato.
C'è il canale, abbiamo detto, e c'è quello strano e triste bistrot che si affaccia sul quai de Valmy. Un bistrot in cui il commissario entra assolutamente per caso, poco dopo che il ritrovamento di un cadavere ha dato avvio all'inchiesta.
C'è quella donna così diversa da tutte le altre, che Maigret pone subito al centro della sua indagine. Dell'indagine umana, non di quella giudiziaria.
Una donna come Maigret non ha mai incontrato. Il ritratto stesso dell'indifferenza ad ogni emozione e sentimento. Una donna dietro la cui figura scialba e trascurata, il poliziotto che indaga l'animo umano, intuisce un segreto rimosso e il dramma che lo accompagna.
È stato commesso un reato e c'è, necessariamente, un colpevole. Ma quante sono, realmente, le vittime?
Scrittore, Simenon, che al costruire l'intrigo ha sempre preferito definire lo spessore, di quei suoi personaggi travolti dal peso della propria esistenza, qui, nel romanzo Maigret e il corpo senza testa, pone il suo Commissario di fronte alla tragedia di scelte umane segnate da un destino che non lascia scampo.
Così da un caso di omicidio efferato, ma, se vogliamo, poco più che banale, ecco emergere prepotente, inaspettato, incompreso ed ignorato il dramma di una donna.
Simenon, attraverso gli occhi di Maigret, conduce il lettore al cospetto di un tabù a quel tempo addirittura impronunciabile ed ancora oggi difficile da affrontare.
Lo fa con una delicatezza incredibile. Riesce a porre il lettore di fronte all'evidenza senza né mostrarla, né citarla: solo adombrandola sullo sfondo.
Ecco emergere dalle pagine, come il cadavere senza testa dal canale Saint-Martin, il dramma più profondo, devastante e totale. Quello che mina i fondamenti stessi dell'esistenza.
Quello che distrugge fiducia e voglia di vivere. Un dramma delicato, difficile da affrontare serenamente anche oggi, ma un tabù assoluto negli anni '50 del secolo scorso.
Di questo romanzo non risulta sia stato ricavato alcun adattamento per il cinema.
Tre sono gli adattamenti del romanzo per la televisione:
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